ALLONTANAMENTI: alla Camera il “punto” lo facciamo noi

Viste le tante uscite – colpevoli, per ignoranza o per tornaconto economico o di altro tipo da parte di media, protagonisti, politici, commentatori da salotto… –  val la pena ribadirlo: “(…) L’allontanamento del minorenne dal nucleo familiare rappresenta una misura eccezionale e residuale, adottabile esclusivamente quando sussista un pregiudizio grave e attuale per il suo benessere e quando non risultino praticabili interventi alternativi di protezione e sostegno nel contesto familiare. La temporaneità dell’allontanamento e l’orientamento alla costruzione di condizioni che consentano, ove possibile, il rientro del minorenne nella propria famiglia costituiscono elementi essenziali di ogni percorso di tutela. (…). L’allontanamento dal nucleo familiare si configura come misura di protezione attivabile esclusivamente in presenza di presupposti rigorosi, che richiedono una valutazione attenta, motivata e fondata su elementi concreti. Esso non rappresenta una risposta ordinaria alle situazioni di disagio o fragilità, ma un intervento eccezionale, giustificato solo quando emerga un pregiudizio grave e attuale per l’integrità fisica, psichica o evolutiva della persona di minore età”.

E lo ha fatto la presidente Barbara Rosina, per la seconda volta in pochi giorni davanti ai legislatori. La settimana scorsa al Senato  e ieri in collegamento con la Camera, a Palazzo San Macuto,  davanti alla Commissione bicamerale parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza che sta svolgendo audizioni informali sul tema dei presupposti e delle modalità di esecuzione degli allontanamenti di minorenni dal nucleo familiare.

Nei pochi minuti a disposizione – il Cnoas ha depositato una corposa memoria per i parlamentari  e che alleghiamo  –  Rosina ha ripetuto che “l’esecuzione dell’allontanamento non è un atto meramente tecnico o amministrativo, né può essere ricondotto alla responsabilità del singolo professionista, ma è parte integrante del progetto di tutela e per questo richiede preparazione, coordinamento e chiarezza di ruoli. Un requisito centrale di qualità – ha aggiunto – è rappresentato dal lavoro in équipe multiprofessionali, che consente di integrare competenze sociali, educative, psicologiche e sanitarie, riducendo il rischio di valutazioni parziali e di decisioni isolate”.
Rimandando ai dati ufficiali, pubblicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e riferiti al 2024, la presidente ha evidenziato come i numeri reali, al di là della propaganda e della cattiva informazione, mostrino che il numero complessivo delle persone di minore età fuori dalla famiglia di origine si mantiene sostanzialmente stabile nel tempo, “con valori che collocano l’Italia tra i Paesi europei con tassi relativamente contenuti”.
Non è mancato neanche in questa audizione il richiamo agli episodi di violenza contro assistenti sociali “che mai come in questo momento sono vittime di aggressioni sui luoghi di lavoro”.

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