
“Chi lavora nel servizio sociale non distribuisce favori, ma rende esigibili diritti. Non controlla, accompagna. Non giudica, ascolta. Ogni assistente sociale è una sentinella civile che presidia la tenuta democratica della Repubblica, là dove le fragilità rischiano di diventare esclusione. Il servizio sociale è la forma in cui lo Stato si fa volto, voce, relazione. Lì dove tutto si frantuma – lavoro, salute, legami, casa, fiducia – è l’assistente sociale che ricuce, che tiene, che resta. Anche quando le condizioni non lo permettono. Anche quando il prezzo da pagare è alto. Difendere il servizio sociale non è una questione di categoria, è una scelta di civiltà. Perché una democrazia che non protegge chi protegge, finisce per tradire sé stessa. È il tempo della responsabilità politica, non dell’indifferenza. Non chiediamo solo ascolto, chiediamo coerenza. E impegno. Perché la giustizia sociale non si predica, si costruisce. Con strumenti adeguati, con risorse certe, con visione. E con la dignità che ogni persona merita. A partire da chi, ogni giorno, si fa carico delle vite più fragili”.
Sono queste le conclusioni della presidente Cnoas, Barbara Rosina, in audizione presso la Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato su “Le problematiche affrontate dagli assistenti sociali nell’espletamento delle loro funzioni”.
Ricordando gli articoli 3 e 38 della nostra Costituzione, Rosina è partita dall’ultima aggressione contro un’assistente sociale e un’educatrice in Piemonte per richiamare politica, istituzioni e media che con “delegittimazioni ricorrenti” e “rappresentazioni distorte del ruolo professionale” alimentano sospetti e ostilità producendo reazioni aggressive e ingiustificate. “Non si tratta di singoli episodi di violenza – ha detto, mostrando anche l’immagine di un martello uguale a quello con il quale è stata colpita l’assistente sociale a Venaria e verso la quale è arrivata la solidarietà della Commissione – ma di un clima sociale e culturale che, negli ultimi anni, ha progressivamente esposto e isolato gli operatori dei servizi sociali”. Per questo la presidente ha chiesto l’adozione urgente di un Piano nazionale per la sicurezza nei servizi sociali pubblici, l’estensione delle tutele già previste per altre figure pubbliche esposte a rischio (come insegnanti e operatori sanitari), una campagna pubblica per contrastare delegittimazione e informazioni distorte che rilanci e renda chiaro l’importanza del ruolo dell’assistente sociale.
Povertà, disabilità, solitudine, violenza di genere, salute mentale… su queste problematiche affrontate nel lavoro di assistente sociale, ha ricordato la presidente Cnoas, per carenza di risorse, persone spesso precarie e scarsa integrazione sociosanitaria, si interviene in maniera diversa a seconda che si viva a Nord o a Sud, in città o in campagna, in periferie o nei centri storici e “Questo determina gravi disuguaglianze nell’accesso alla protezione, con rischi evidenti per l’effettività dei diritti e la sicurezza”.
Ultimo, ma non ultimo il tema della narrazione deformante sugli assistenti sociali che strappano i bambini. Annunciando per la prossima settimana la presentazione di una memoria del Cnoas alla Commissione Infanzia, Rosina ha ribadito che “nella stragrande maggioranza dei casi il servizio sociale lavora per prevenire l’allontanamento, non per causarlo” e che “l’immagine dell’assistente sociale che agisce per sottrarre i bambini alle famiglie, su ordine dei giudici, è una semplificazione pericolosa e infondata che rischia di indebolire il sistema di tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti e che è alimentata da un immaginario collettivo distorto, rafforzato da rappresentazioni mediatiche superficiali, da una comunicazione istituzionale spesso assente o poco chiara”.
A conclusione dell’audizione, la presidente ha risposto alle domande delle senatrici Sandra Zampa, Orfeo Mazzella e Susanna Camusso.
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