
“Attenzione alle dimensioni sociale e antropologica che determinano la condizione della popolazione anziana e le sue aspettative; la necessità di politiche integrate sanitarie e sociali, del lavoro, dell’abitare, della formazione; l’impegno nella riprogettazione dei quartieri e delle città guardando al concetto di città sostenibile capace di affrontare l’isolamento e la solitudine. I temi sottolineati nella relazione introduttiva sono considerati prioritari dal Cnoas, per questo, fin da subito assicuriamo piena collaborazione e siamo pronti a definire i contenuti del Piano con l’analisi e le proposte della professione di assistente sociale”.
Con il suo intervento dalla platea, la vicepresidente del consiglio Nazionale, Mirella Silvani, ha portato la voce delle e degli assistenti sociali all’incontro indetto dal Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (CIPA), riunito alla presenza della viceministro Maria Teresa Bellucci, per la presentazione della ‘ Relazione ponte’ verso il primo ‘Piano nazionale per l’invecchiamento attivo, l’inclusione sociale e la prevenzione delle fragilità nella popolazione anziana’.
La relazione ha permesso di inquadrare lo stato dell’arte delle politiche in favore dell’invecchiamento attivo in Italia, sia a livello centrale che a livello di Regioni e Province Autonome, così da fornire le informazioni necessarie per avviare il processo di stesura del Piano nazionale. Il Piano che sarà elaborato per la prima volta nel nostro Paese – è stato sottolineato – con l’obiettivo di migliorare la qualità delle persone anziane, partendo dal considerarle come risorsa, portatrici di diritti e non bisognose di assistenza, attive nel realizzare la propria saluta , partecipi nello sviluppo delle loro comunità di appartenenza.
“Il Piano avrà di fronte a sé una importante sfida – ha detto Silvani – quella di riuscire a mettere in campo le azioni necessarie per chi è anziano ora o lo sarà tra qualche anno e chi lo diventerà tra qualche decennio, perché le esigenze e le condizioni saranno diverse. Qui si gioca la partita dell’innovazione dei servizi, delle proposte e delle modalità che favoriscano l’attivazione delle persone anziane. Nello stesso tempo è importante che le politiche oltre che essere intersettoriali siano intergenerazionali, perché la popolazione anziana del futuro sono bambine, e bambini e le e i giovani di oggi”.
La vicepresidente dell’Ordine ha voluto sottolineare il fatto che nella relazione presentata sia stato messo in evidenza un gap tra le politiche assunte con leggi e delibere regionali e la loro concreta realizzazione: “E’ necessario agire perché ciò che viene scritto entri concretamente nella vita delle persone e possa essere messo a loro disposizione: serve certamente un investimento nelle competenze dei professionisti ha concluso – Le e gli assistenti sociali devono essere in numero adeguato nelle équipe multidimensionali e nel management nei settore pubblico e privato. Possiamo contribuire, ma dobbiamo essere messi in condizione di farlo”.
