
Due al porto e una al telefono e al pc per coordinare le misure di affido di due bambini piccolissimi.
C’erano anche le assistenti sociali quando, dopo le 9 di lunedì 26 maggio dalla nave Ong Solidaire, battente bandiera tedesca, sono scesi 252 immigrati, 98 minorenni 92 dei quali non accompagnati.
C’erano Giuseppina Bottigliero e Giovanna Genovese, dalle 8 a mezzanotte inoltrata, insieme a Caritas, prefettura, forze di polizia, volontari…
Hanno ascoltato – difficilissimo parlare, farsi capire, ascoltare, nonostante i mediatori culturali – paure, solitudini, abbandoni. Hanno guardato negli occhi ragazze violate.
Poi le collocazioni tra Avellino, Salerno, Napoli, Puglia, Basilicata e l’Abruzzo.
Andreina Bernabò, assistente sociale anche lei, si è adoperata per sondare la disponibilità di famiglie affidatarie per i due più piccoli.
A notte fonda si era trovata una soluzione, certo non definitiva, per tutte, tutti.
E così anche lo sbarco più massiccio di minori stranieri non accompagnati registrato a Salerno, ha visto al lavoro il servizio sociale.
“Sono donne e uomini, bambini e adulti che scappano da guerre, violenze e altre atrocità. Ci sono situazioni molto delicate, ma credo che sia stato fatto il possibile per rispondere al meglio a questa nuova emergenza – dice la presidente del Croas Campania, Sissj Flavia Pirozzi – Purtroppo, le risorse sono poche: mi auguro che la politica, soprattutto quella nazionale, riveda gli interventi in questo ambito. Noi assistenti saremo sempre pronti a fare il nostro dovere, ma non basta. Serve una sensibilità diversa. Bisognerebbe incontrare queste persone che arrivano da lontano, così sarebbe più facile comprendere i loro vissuti spesso drammatici. Come possiamo chiudere i porti quando arrivano persone inermi, bambini e adolescenti che scappano dalle guerre. Occorrono anche politiche di vera inclusione, di ricongiungimento familiare, di cittadinanza: la società civile deve lavorare in tal senso. Nel nostro piccolo, non potendo ospitare tutti i 252 migranti, abbiamo fatto di tutto per non separare le famiglie o comunque i ragazzi non accompagnati che sono imparentati, per esempio i fratelli o i cugini. C’è bisogno della collaborazione di tutti, nessuna Regione da sola può farcela”.
Per chi continuasse a domandarselo: ecco dov’erano le assistenti sociali!
