
“Negli ultimi anni, il sistema a di protezione dei minori si trova a fronteggiare un numero crescente di situazioni complesse: disagio psicosociale, povertà educativa, isolamento familiare, disturbi del neurosviluppo. Le fragilità dei bambini e dei ragazzi non possono essere comprese separatamente dal contesto in cui vivono. Spesso, dietro un minore in difficoltà ci sono famiglie vulnerabili, con genitori che a loro volta vivono problematiche come disoccupazione, dipendenze, problemi di salute mentale o carenze educative”.
Le parole di Valentina Prisciandaro – delegata dal gruppo Famiglie e persone di minore età al convegno nazionale dell’ UNCM (Unione Nazionale Camere Minorili) organizzato a Brindisi e Lecce lo scorso 22 e 23 maggio, “Minori, famiglie e nuove fragilità. Diritti e tutele nel processo” – arrivano proprio nel momento in cui i media diffondono la notizia di due bimbi che, in Piemonte, grazie all’intervento di un’assistente sociale, sono stati messi al riparo da una situazione di gravissimo abbandono.
Difficile entrare nella vicenda in questione e capire quale sarà la sua evoluzione anche nei confronti della madre che, dicono media, ora preferisce allontanarsi da loro, ma, in generale, e la consigliera Cnoas lo ribadisce, “Il ruolo dell’assistente sociale è duplice: da un lato, tutelare il minore; dall’altro, attivare percorsi di sostegno per i genitori, affinché possano ritrovare il loro ruolo educativo e affettivo” .
Prisciandaro ricorda come sia necessario un approccio multidisciplinare e interistituzionale: perché soltanto lavorando in rete, con un reale coordinamento tra i diversi professionisti (assistenti sociali, psicologi, educatori, magistrati, insegnanti, operatori sanitari), si possono costruire interventi efficaci, che rispettino la complessità delle situazioni e offrano risposte non frammentate. “Soltanto un sistema coeso, competente e centrato davvero sui diritti dei bambini – ha concluso – può offrire una giustizia che non si limita a proteggere, ma che sa anche sostenere , accompagnare e restituire dignità”.
