Paralimpiadi: il valore sociale dello sport

Si avviano a conclusione, domenica, le Paralimpiadi di Tokyo. Un appuntamento di estrema importanza per persone, atleti, che si impegnano per anni per arrivare al massimo risultato, alla loro realizzazione.

Lo sport paralimpico è una vetrina di grande impatto, per il mondo della disabilità e per le coscienze di tutti. È l’essenza dello sport, in purezza. E se parliamo di resilienza, inclusione, pieno godimento dei diritti civili, realizzazione della persona, parliamo di sport paralimpico, ma parliamo anche della nostra professione.

Dobbiamo ricordare che non è sempre facile realizzare progetti che presuppongano un lato sportivo, visto da alcuni come secondario. Ma se lavoriamo con le persone nella loro interezza sappiamo quanto le sfere delle passioni personali incidano sulle motivazioni e sulla realizzazione di ognuno. Sappiamo quanto lo sport sia veicolo di socializzazione, per tutti, e di vita migliore.

E’ per questo che gran parte dei valori alla base delle Paralimpiadi sono presenti nei fondamenti della nostra professione; nel preambolo del Codice deontologico è scritto ad esempio che “l’assistente sociale, con la propria attività, concorre a realizzare e a tutelare i valori e gli interessi generali, comprendendo e traducendo le esigenze della persona, dei gruppi sociali e delle comunità (…) valorizzando la capacità di autodeterminazione degli individui”.

Grazie a chi con nome e medaglie ha acceso ancor di più i riflettori, grazie a tutti i quasi 5000 atleti paralimpici di Tokio 2020. Tutte e tutti ci ricordano il valore sociale dello sport. E un grazie speciale ad Alex Zanardi –  oro a Londra 2012 e a Rio 2016 e ora in riabilitazione dopo il drammatico incidente dello scorso anno – per essere uno splendido testimonial di resilienza.

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Dal preambolo del Codice Deontologico dell’Assistente Sociale

La professione di assistente sociale è fondamentale per garantire i diritti umani e lo sviluppo sociale (…)

L’assistente sociale, con la propria attività, concorre a realizzare e a tutelare i valori e gli interessi generali, comprendendo e traducendo le esigenze della persona, dei gruppi sociali e delle comunità.

(…)

La relazione con la persona (…) è tesa a valorizzare tutte le risorse presenti e la capacità di autodeterminazione degli individui.

(…)

La professione è dinamica e riflessiva; il professionista si impegna con le persone affinché esse possano raggiungere il miglior livello di benessere possibile, tenuto conto dell’evoluzione del concetto di qualità della vita.

(…)

Il Codice valorizza esplicitamente le capacità e le risorse di tutti gli individui e delle comunità con cui l’assistente sociale opera. Riflette l’impulso morale di tutta la professione, che si impegna a perseguire la giustizia sociale e a riconoscere la dignità intrinseca di ogni essere umano.