Non solo Terzo Mondo. Trattamenti crudeli e inumani alle porte di casa nostra

Nel 1997 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 26 giugno Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura.
L’art. 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riporta: “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura, a trattamenti o a punizioni crudeli, inumani o degradanti”.
Nell’immaginario collettivo l’odiosa pratica della tortura sembra riguardi solo paesi in via di sviluppo. Non è così, sono migliaia i casi registrati in tutto il mondo e purtroppo sono in aumento. Gli orrori della guerra in Ucraina hanno fatto emergere come la tortura sia stata utilizzata come arma di offesa non solo nei confronti dei militari ma anche di donne, bambini e persone anziane. Sono migliaia i migranti che si spostano dall’Africa in Europa a denunciare violenze e torture sia nei paesi d’origine che durante e dopo la traversata del mar Mediterraneo.
La tortura non è solo violenza fisica. Spesso le ferite più profonde e le più difficili da rimarginare sono quelle che riguardano la perdita dell’identità familiare, legale, economica, politica, culturale, sociale e della dignità personale. Le vittime di tortura sono segnate da traumi che richiedono risposte specifiche, sia da un punto di vista sociale che medico e psicologico, oltre che legale.
Ad oggi risultano inapplicate in molte regioni italiane le Linee guida sull’assistenza e la riabilitazione delle vittime di tortura. Il 26 giugno è un’opportunità per impegnarsi ad uno sforzo corale degli Stati, della società civile e degli individui di tutto il mondo a sostegno delle migliaia di persone che sono state vittime di torture e di coloro che sono torturati ancora oggi.