
“Risorse certe e strutturali, organizzazione dei servizi, competenze dei professionisti, riconoscimento dello spostamento da un approccio clinico sanitario a quello dei diritti per una vera inclusione sociale attenta ai temi dell’abitare, della formazione, del lavoro. E poi, riconoscimento della centralità del ruolo delle associazioni, delle persone con disabilità e delle loro famiglie nella definizione degli obiettivi di vita, delle aspirazioni individuali e quindi dei progetti personalizzati. Le risorse? Osservando i numeri della legge di Bilancio e del Fondo unico per le persone con disabilità che unifica altri fondi, ora aboliti, nel 2024 ci sono 552 milioni di euro. Raddoppiati, rispetto alle previsioni, ma insufficienti e senza alcuna certezza per gli anni che verranno”.
Barbara Rosina, presidente dell’Ordine, torna sugli interventi a supporto delle persone con disabilità e mette in campo le preoccupazioni che non si riassumono con il conto economico per il quale chiede comunque che sia “continuo e strutturale” perché la certezza dei canali di finanziamento “è necessaria per le persone e per gli enti che devono sapere se ciò che viene attivato oggi sarà garantito anche nei prossimi anni, se continueranno ad esserci trasferimenti diretti alle famiglie e agli enti”.
“Ponendo l’attenzione sulle risorse – continua – non possiamo non ripetere che, come sottolineato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, siamo ancora lontani dall’obiettivo di un assistente sociale ogni 5000 abitanti. E, dai decreti attuativi per la legge di riforma della disabilità, attesa da 20 anni, aspettiamo la conferma del cambio di paradigma che per ora non vediamo dato che il coordinamento delle équipe viene affidato a personale sanitario e che non ci sono certezze di multidisciplinarietà nelle équipe per la valutazione di base”.
“Come Ordine – conclude – non soltanto continueremo a partecipare ai tavoli di lavoro ministeriali per la definizione dei percorsi di accompagnamento, ma auspichiamo, anche attraverso la nostra Fondazione, di potere essere parte attiva nell’offerta di corsi di formazione dedicati che sostengano tutti gli operatori dei servizi, i territori e le reti sanitaria, socio-sanitaria e sociale nel cambio culturale che abbiamo di fronte”.
