“Lo Stato infonda fiducia e non paura”. Ad Atreju per parlare a chi governa

“Il welfare, la sussidiarietà non sono solo atti tecnici non sono delegabili esclusivamente al professionista, per quanto bravo possa essere, sono atti politici. Ed è per questo che sono qui, perché si parla di welfare e lo si fa con un  panel importante: Governo, Parlamento, La Cei con il Cardinale Matteo Maria Zuppi, una Onlus come PizzAut, l’Avis… Sono qui perché il confronto è fondamentale ed è fondamentale portare la voce di 48mila assistenti sociali all’attenzione di chi oggi ha la responsabilità politica del Paese”.

Barbara Rosina ha partecipato sabato ad Atreju, la manifestazione della destra, al dibattito: “Rivoluzione e sussidiarietà per il welfare”, con  Alessandra Locatelli (Ministro per le Disabilità), Maria Teresa Bellucci (Viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali), Giulio Tremonti (Deputato FdI, Presidente Commissione Affari esteri e comunitari), il presidente della Cei, Nico Acampora (Fondatore di PizzAut) e Oscar Bianchi (Presidente di AVIS).,

“Siamo dappertutto  – ha ricordato – negli ospedali, nella sanità di territorio, nelle fabbriche, nei ministeri, nelle carceri, nei comuni e nel terzo settore, a fianco delle persone con disabilità, di quelle anziane, di quelle con malattia o di minore età. Ad elencare  soltanto i luoghi e le situazioni in cui interveniamo, siamo stati visti ad un certo punto, come unici responsabili di qualsiasi cosa non funzionasse. Oggi sento una solidarietà diversa e, nonostante gli eccessi sguaiati che non lasceremo passare in silenzio, anche la comunicazione mediatica legata agli eventi di queste giornate ha tenuto fortemente conto della nostra versione, della nostra professione. Anche a questo tavolo ho sentito parlare di noi con espressioni che sono nel nostro Codice deontologico: l’assistente sociale non lavora per assistenzialismo, ma per fare in modo che le persone possano essere aiutate a scegliere, desiderare, fare progetti, gestire la loro vita affiancati dal sistema dei servizi. Ci occupiamo di diritti, diritti che devono essere garantiti dappertutto indipendentemente da dove si abita”.

Rosina ha ricordato come “i servizi” siano messi a disposizione dallo Stato, uno Stato che deve infondere fiducia e non paura dei professionisti che chiama a intervenire. Professionisti che devono essere sempre più competenti e interconnessi: “L’équipe multidisciplinare è una questione di garanzia dei cittadini – ha spiegato la presidente Cnoas – Ogni cittadino ha diritto ad avere dei professionisti competenti che si occupano di un pezzo della sua situazione di difficoltà: insieme  alle e agli assistenti sociali, case manager dei progetti, devono esserci psicologi, educatori, persino il personale amministrativo che per anni è stato sottovalutato. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha fatto dei gruppi di studio che stanno definendo i perimetri delle competenze di tutti, ha messo cinquanta milioni di euro per l’istituzione di master di primo e di secondo livello, è partita la supervisione obbligatoria perché un assistente sociale, un educatore, uno psicologo che stanno bene riescono a garantire un lavoro di qualità alle persone. Le e gli assistenti sociali sono i professionisti che traducono i principi in scelte concrete: tengono insieme diritti e relazioni, risorse e bisogni, norme e persone. Ed è lì che la sussidiarietà smette di essere una parola e diventa un fatto. Una vera rivoluzione è cambiare il modo in cui lo Stato, le comunità e le persone si assumono responsabilità reciproche. Questa è la vera rivoluzione, questo è quello che bisogna fare, invece di cercare i colpevoli quando le cose non funzionano”.