
Con le colleghe ginecologhe, infermiere e ostetriche ci piace iniziare la giornata prendendo un caffè o un tè, un modo per guardarsi in faccia e trovare la spinta per iniziare la giornata.
Da 14 anni lavoro come assistente sociale all’interno dei consultori familiari in una città del nord Italia.
A volte mi sembra incredibile sia passato così tanto tempo e aver ascoltato tante storie di donne, giovani donne e ragazze minorenni. Ogni donna porta con sé una storia unica.
Il consultorio familiare è un luogo dove le storie di donne italiane e straniere, con o senza permesso di soggiorno, si intrecciano ogni ora con le nostre.
Le lingue e le culture sono diverse, ma le emozioni sono universali.
Lavorando soprattutto con le ragazze, ho imparato che spesso il consultorio è come un rifugio, un luogo di ascolto e comprensione per chi si trova di fronte a scelte difficili, uno spazio per parlare di temi che non sempre si possono affrontare a casa, a scuola o con gli amici.
La sessualità è ancora un tema delicato per molti e se non se ne parla può produrre danni. Ho visto ostetriche e infermiere ripetere all’infinito come si assume una pillola anticoncezionale e stupirsi dell’ennesima interpretazione creativa e pittoresca che le ragazze restituiscono e con infinita pazienza rispiegare una volta in più. Perché ci credono sempre, “l’importante è che capiscano” altrimenti nascono le complicazioni. Ragazzine cresciute in fretta con corpi da adulte, che hanno rapporti non protetti, perché nessuno ha mai spiegato loro i rischi, che non vogliono o non possono condividere la gravidanza inaspettata con i loro genitori.
Molte delle ragazze minorenni incontrate in questi anni non si sentono di diventare madri, perché non possono condividere la loro situazione con i genitori, a volte li temono più fragili di loro o non avrebbero dovuto avere rapporti pre-matrimoniali, la famiglia le manderebbe nel paese di origine o non le farebbero più studiare. Genitori che non si immaginano nulla, che non conoscono le figlie, che le pensano diverse o bambine, che sognano per loro un futuro agognato e sudato. A volte queste figlie sono state ritrovate dopo anni di fatica e distanza, lasciate bambine e ritrovate adolescenti.
Ragazze che non pensavano potesse capitare proprio a loro.
Ho scritto centinaia di relazioni e accompagnato altrettante minorenni che un figlio non lo desideravano, da Giudici Tutelari che non pensavano, a volte, di poter ricevere risposte che possono apparire strafottenti, ma che nascondono una voragine culturale, solitudine e una paura immensa.
Ho anche incontrato madri che non vogliono diventare nonne e madri bambine che sognano un bambino idealizzato. Uomini che non credono di essere loro i padri e donne che non vogliono il figlio da un uomo che le controlla e non le rispetta. Insieme, ginecologhe, infermiere, ostetriche, psicologi ed assistenti sociali abbiamo accolto gravidanze di ogni tipo.
Le preoccupazioni delle madri per il figlio in grembo non hanno patria. Ho conosciuto donne arrivate con i barconi che hanno subito violenza, ma che desiderano portare avanti la gravidanza per completare il loro sogno di ri-partenza della loro vita. Quel viaggio lungo e doloroso che le ha strappate da tutti gli affetti, ha portato un frutto inaspettato: il bambino che nascerà, una vita nuova in cui credere. Ho incontrato anche donne che non desiderano il figlio in arrivo e che non sapevano di aver superato i tempi previsti dalla legge.
Madri senza casa o che condividono una stanza o un posto letto.
Le donne arrivano nel delicato momento della decisione legata alla maternità: proseguire la gravidanza, interromperla o, in alcuni casi rari, portare avanti la gravidanza e poi scegliere di lasciare il nascituro in ospedale. Ne ho conosciute alcune e ho avuto molto rispetto di loro, una scelta di amore per la vita, una consapevolezza di ciò che si sente di fare in un determinato momento. Non so se ci abbiano pensato poi nella loro vita, come abbiano affrontato in seguito la scelta nel procedere delle loro esistenze.
I professionisti dei consultori familiari affrontano con delicatezza le scelte legate alla gravidanza. Le donne possono esplorare tutte le opzioni disponibili, il rispetto per le decisioni personali è sempre al centro.
Si tratta di sostenere, accompagnare, informare le donne, perché le loro scelte siano consapevoli e responsabili, a volte è necessario informare dell’esistenza di scelte dolorose, ma importanti per non rischiare gesti pericolosi.
La legge tutela sia la donna che non riconosce il figlio sia il nuovo nato, consentendo alla madre e di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale in cui è nato, in completo anonimato, nulla si saprà della sua identità.
Ed infine, ma non meno importante, è l’accompagnamento alle donne soprattutto attraverso il monitoraggio del rischio di depressione post-parto, proponendo l’intervento psicologico ed un attento coordinamento tra ospedale e consultorio.
Ancora molte donne non conoscono i servizi, la loro gratuità e riservatezza ed anche per questo continuo il mio lavoro con pazienza e passione.
Daniela Ostano, Piemonte
