BORDIGHERA: “I bambini lanciano segnali, formazione per decifrarli”

Torniamo sulla bimba uccisa a Bordighera: “Si deve cogliere il malessere in tempo, cruciale il ruolo della formazione” dice Mirella Silvani, vicepresidente nazionale dell’Ordine assistenti sociali: “Non serve attribuire colpe. Non ha funzionato l’intero sistema, dalla comunità alle istituzioni. Bisogna evitare che tutto questo si ripeta”.

Un articolo dettagliato sull’online del Secolo XIX, ieri e uno più breve sull’edizione cartacea di oggi che ha lasciato spazio agli interrogatori di ieri alla mamma della piccola Beatrice e al suo compagno – entrambi in arresto – che non ha parlato.

Pablo Calzeroni riassume la vicenda, dà le informazioni necessarie – per esempio riporta la dichiarazione dell’avvocato del padre della bimba che conferma ‘la famiglia di Beatrice non era stata segnalata ai servizi sociali per questioni legate al maltrattamento e alla violenza’ –  e poi dà spazio alla vicepresidente Cnoas.

I bambini lanciano dei segnali, spiega Silvani, ma “A volte non sono immediatamente leggibili, ci vogliono competenze per decifrarli. Occorre quindi formare di più chi è a contatto con loro. Poi bisogna rinforzare la fiducia nei confronti degli assistenti sociali. Ed è un compito primario che dovrebbe partire dalle istituzioni. Il rapporto di fiducia è stato compromesso da anni di narrazioni deformanti in cui i professionisti sono stati disegnati  come persecutori, invasivi, arbitrari, mossi da poteri oscuri, incompetenti”.

La vicepresidente dell’Ordine ricorda che il ruolo dell’assistente sociale è, insieme a psicologi, ed educatori, quello di proteggere bambine, bambini e adolescenti e aiutare le famiglie: “Se nessuno se ne occupa, chi vive situazioni di difficoltà difficilmente riesce a uscirne. Se manca l’intervento di un esterno, come un parente, un vicino, un amico, la scuola, rimane solo l’isolamento. Noi, se chiamati, interveniamo e valutiamo ogni caso per quello che è. Ci si deve mettere in ascolto e fare in modo che chi si è rivolto a noi riceva il giusto sostegno e affiancamento”.

“Quando succedono fatti gravi come questo – conclude Silvani – veniamo accusati o di non esserci mai stati o, al contrario, di essere stati troppo intrusivi. E’ l’effetto di una comunicazione propagandistica e strumentale che dobbiamo smontare. Sono tantissime le persone che grazie al nostro aiuto hanno superato problemi. Questo è il racconto che dovrebbe uscire”.

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