AGGRESSIONI: “Formazione, dati e denunce per lavorare senza paura”

“Gli episodi di violenza nei nostri servizi meritano attenzione non soltanto per poter tutelare le e gli assistenti sociali, ma anche per comprendere le cause di questi eventi e individuare strategie efficaci di prevenzione e gestione”.
Il Croas Veneto che continua a mantenere alta l’attenzione su questo fenomeno proponendo momenti di formazione e di confronto, ha dedicato un pomeriggio al tema delle aggressioni al quale è intervenuta la presidente nazionale.
“Il nostro impegno sul tema della violenza parte ormai da molto lontano – ha ricordato Barbara Rosina menzionando la ricerca del 2017 che ha consentito per la prima volta di conoscere le caratteristiche e l’ampiezza di questo fenomeno che caratterizza la quotidianità del lavoro sociale – I dati che avevamo ottenuto erano stati utili non soltanto per avere l’inserimento della nostra professione tra quelle tutelate dalla L. 113/2020 ma anche per evidenziare una relazione tra condizioni di lavoro precarie, solitudine, assenza di formazione, sovraccarico di compiti e maggiore esposizione a episodi di violenza”

Dal 2017 sono trascorsi otto anni e qualcosa è cambiato: il rapporto un assistente sociale ogni 5000 abitanti inserito nella legge di Bilancio del 2021, ma anche la Supervisione, – Leps non rispettati in tutti gli ambiti territoriali – ma come confermano i dati dell’Osservatorio del Cnel, le dinamiche di spesa dei servizi sociali comunali restano molto diseguali con evidenti disparità tra persone che abitano Regioni e Comuni diversi.
Rosina ha ricordato nel suo intervento che è necessario proseguire con la Formazione e sensibilizzazione integrando nei percorsi universitari e nella formazione continua, momenti dedicati alla gestione del rischio e alla protezione degli operatori, migliorare le condizioni di lavoro dei professionisti.

Un ultimo richiamo alla responsabilità individuale: “E’ importante concorrere alla raccolta dei dati, com’è fondamentale riportare gli episodi di violenza anche al proprio ordine territoriale. La ricerca del 2017 aveva coinvolto il 48% di noi, la percentuale è scesa a meno del 10% nel monitoraggio del 2023 ed è arrivata al 25% nel monitoraggio del 2024. Non lamentiamoci se quando si parla di aggressioni o quando la politica se ne occupa, si sentono nominare soltanto le professioni sanitarie. Denunciamo, parliamone, approfondiamo perché se aumentano le diseguaglianze, le tensioni e la rabbia si concentrano su chi rappresenta il primo volto dello Stato e quotidianamente è a fianco di persone in difficoltà. Spesso noi! Lavorare senza paura – ha concluso la presidente – è l’obiettivo al quale dobbiamo concorrere insieme”.