
“Essere oggi in Abruzzo non è stato soltanto un impegno istituzionale, per altro preso sei mesi fa, ma un gesto di vicinanza verso una Regione che ha vissuto giorni difficili, con ricadute profonde su comunità, famiglie e servizi. Voglio iniziare dicendo grazie. Grazie alle e agli assistenti sociali abruzzesi per la presenza, la professionalità, la tenuta. So quanto sia difficile stare sul campo quando le emozioni attraversano interi territori. E so quanto la vostra competenza e discrezione siano fondamentali per tenere insieme non solo i servizi, ma anche la fiducia delle persone oltre ogni vicenda singola, oltre il bosco”.
La presidente dell’Ordine nazionale è stata martedì a Chieti per l’evento “Costruire una società inclusiva: la nuova sfida per l’assistenza delle persone fragili”. Insieme alla politica, all’accademia, a giuristi, psicologi, assistenti sociali e con l’intervento e il coordinamento della presidente del Croas, Francesca D’ Atri, si sono affrontati i temi posti dalle riforme in corso.
Davanti a una platea numerosa ed attenta, si è parlato della Riforma della non autosufficienza, uno dei passaggi più strategici del nuovo welfare che però non deve restare un elenco di principi, una promessa mancata, ma un patto civile fondato sulla dignità. “Non si tratta solo di riorganizzare servizi – ha detto Rosina – Si tratta di ridisegnare il patto tra Stato, persone e comunità. Il nostro Paese invecchia rapidamente, le reti familiari si assottigliano, le solitudini aumentano. Ma i servizi pubblici non sempre sono in grado di accompagnare questi cambiamenti, e le famiglie sono spesso lasciate sole, sotto il peso della cura, della burocrazia e dell’incertezza. La riforma deve superare la frammentazione tra sociale, sanitario e previdenziale, riconoscere la valutazione multidimensionale, garantire diritti omogenei su tutto il territorio nazionale, valorizzare il ruolo del servizio sociale professionale, senza il quale ogni riforma resta incompleta. L’ assistente sociale non è un elemento accessorio: è la figura che tiene insieme valutazione, accesso, prossimità, accompagnamento, sostegno familiare e reti territoriali. È ciò che fa la differenza tra un sistema di prestazioni e un sistema di diritti”.
Un momento di confronto importante che, ponendo al centro l’assistenza alle persone fragili, ha ricordato ancora una volta a chi sembra volerlo dimenticare, l’importanza di una professione che, senza il clamore della cronaca, lavora ogni giorno per le fragilità che sfuggono alle prime pagine, ai talk show, alle speculazioni politiche e non.
