XVIII Legislatura: il nostro bilancio, tra conquiste e attese

 

Quattro virgola 364…1593 giorni, sono stati quelli della XVIII legislatura iniziata nel marzo 2018.

I tre anni conclusivi del precedente mandato Cnoas e poco più di un anno di quello attuale.

Un tempo di fatti importanti e di drammi e gioie per il nostro Paese.

Non spetta a noi fare valutazioni politiche su cosa e come siano passati questi anni, con tre governi differenti e con orientamenti e scelte assai diverse, alle volte contraddittorie per la tutela dei diritti delle persone.

Come Consiglio nazionale vogliamo fare solo memoria di quanto è stato portato avanti dalle forze parlamentari e dai Governi, cosa è andato in porto e cosa ancora – secondo noi – dovrà esser all’attenzione del nuovo Parlamento italiano.

Per far questo non possiamo che fare un salto all’indietro sino al 2018 quando, si avviò un lavoro di riforma che comprendeva il Reddito di Cittadinanza. Abbiamo contribuito soprattutto sul fronte della messa in sicurezza dei fondi per rinforzare i servizi sociali e per la tutela dei professionisti coinvolti. Era il periodo di massima denuncia di continue aggressioni e violenze. Proprio in quel decreto, in fase di conversione, è stato inserito un comma che dice che vanno garantite forme di prevenzione e di formazione specifica per la sicurezza di tutti gli operatori e professionisti.

Un primo segnale, purtroppo non efficace come volevamo, ma un passo che successivamente ci ha visto riconosciuti come professionisti assistenti sociali nella Legge 113 del 2021 “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”.

Una norma importante che, insieme a pene più severe e obblighi di maggiore sicurezza per le organizzazioni, ha istituito anche uno specifico osservatorio per migliorare ancora gli interventi a tutela dei professionisti dove siamo presenti come Ordine.

Un lavoro, quello che in questa legislatura ha portato avanti il Cnoas con i Croas, non facile. Soprattutto nella prima parte di questi quattro anni quando, con una evidente strumentalizzazione, a fronte dei fatti di Bibbiano, ci siamo dovuti difendere da norme ideologiche e fondate sul pregiudizio, sia a livello nazionale che regionale.

Abbiamo fatto sentire in molte occasioni la nostra voce, fin dalle audizioni alla “Squadra speciale” voluta dall’allora Ministro della Giustizia. Luoghi dove è emerso chiaramente che se c’è un limite nel sistema, qualcosa che non funziona, dovevano guardare dentro le scelte fatte di tagli e riduzione di risorse per i bambini e la loro tutela.

Ma questi sono stati anche gli anni della pandemia.

Anni in cui i tagli al Welfare locale e quelli al sistema sanitario hanno mostrato a tutti i loro devastanti effetti.

Questa rimarrà la legislatura in cui si è ripreso a parlare di sociale nel campo della salute, era da anni che non si rivedeva un’attenzione così forte al sociosanitario. Ci siamo presentati, come professione, forti del sacrificio fatto e della competenza e responsabilità dimostrate nel periodo più buio e dai tanti interventi realizzati nonostante la mancanza, in molti territori, delle risorse umane e tecnologiche necessarie.

Passerà però, questa XVIII legislatura, come quella della definizione di alcuni livelli essenziali.

Non solo quello di una assistente sociale ogni 5000 abitanti, ma anche quello che definisce l’obbligo della supervisione professionale, la definizione del Pronto intervento sociale e dei PUA presso le case della comunità.

Nuovi obiettivi definiti in legge, da realizzare nei prossimi anni.

La riforma della giustizia, l’ulteriore investimento nella professione negli UEPE, la strutturazione di nuove équipe attraverso la “Child Guarantee”. Il nuovo ruolo sociosanitario individuato in legge per chi esercita nel Servizio sanitario nazionale, che va rinforzato.

Nei prossimi anni, con il nuovo Parlamento, non potrà non tener conto di quanto avviato. Servirà lavorare, come consiglio nazionale, consigli regionali e come professione, alla strutturazione di quanto ottenuto sinora evitando passi indietro. Nella prossima legislatura servirà lavorare per ottenere la riforma della professione, innalzando il livello di formazione universitaria e definendo anche la possibilità di riconoscere competenze specifiche e specializzazioni.

Non sono stati anni semplici e chiudiamo mentre non si vedono spiragli di pace in una guerra alle porte di casa nostra.  Questa XVIII è stato un periodo di cambiamenti importanti e auspicati da anni. Possiamo essere soddisfatti di quanto fatto, ma certamente abbiamo aspettative molto alte per chi verrà, per ripartire e per migliorare.