Patto contro l’oppressione istituzionale. “Prima scusateci e aiutateci a cambiare”

Il presidente Gazzi al convegno di Artemisia sul contrasto alla violenza verso donne, bambine e bambini

 

“Guardare negli occhi e chiedere scusa, a Giuseppe, ma a tutte e a tutti le bambine e i bambini che hanno sofferto a causa dei nostri errori e dei nostri limiti (…) Lanciare un patto politico con le persone,  i comitati, i centri,  le associazioni, lo Stato in tutte le sue declinazioni, perché si agisca in modo che non si raccontino mai più storie di oppressione istituzionale come quella del Forteto”.

“Orizzonti di libertà è il titolo del convegno organizzato dal centro antiviolenza Artemisia di Firenze che per i 30 anni dell’Associazione ha chiamato a raccolta protagonisti, professionisti e politici sul tema: “Diritti, partecipazione, protezione e cura per il contrasto alla violenza verso e donne, le bambine e i bambini” e al quale ha partecipato il presidente Gazzi.

Intervenuto dopo Giuseppe Aversa, Portavoce del Comitato Minori Abbandonati dallo Stato al Forteto che con forza e coraggio ha richiamato tutte e tutti su “Protezione, ascolto, partecipazione: la parola, lo sguardo, la prospettiva dei bambini”, il presidente, in un emozionato intervento che potete vedere e ascoltare, ha detto: “Scusateci, se potete. Lo faccio io per tutti, è un mio dovere. Aiutateci a cambiare a migliorare, ricordateci i nostri errori ogni volta…”.

Citando poi i numeri della povertà dei servizi sociali territoriali nel nostro Paese –  spendiamo un terzo della media Ue per i servizi e le politiche sociali, un decimo della spesa sanitaria e un trentesimo della spesa previdenziale – Gazzi ha ricordato che ci sono voluti 21 anni per avere una legge che stabilisse il parametro minimo, soltanto sulla carta, di un assistente sociale ogni 5000 abitanti e altri sei per la supervisione per gli assistenti sociali. “Sottolineiamo ogni volta che un assistente sociale che lascia il proprio posto ogni sei mesi non può aiutare nessuno, così come chiediamo ogni volta, e fin qui inutilmente, di cambiare la formazione per la nostra professione  – ha aggiunto – Tre anni di università, 200/300 ore di tirocinio e nessuna specializzazione, non possono più bastare per affrontare responsabilità gigantesche”.

Invitando infine i professionisti assistenti sociali a recuperare il dovere “deontologico di dare voce alle persone di cui ci occupiamo senza appiattirci sulle procedure”, il presidente ha sottolineato come le azioni e i cambiamenti culturali passino anche per l’uso delle parole: “Basta Servizio tutela minorenni, perché la tutela è l’ultimo approdo di una catena dove tante cose non hanno funzionato. Si chiami Sostegno ai minorenni e alle loro famiglie, perché da lì bisogna cominciare. Guardando negli occhi e agendo con la competenza necessaria”.

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pdf G.Aversa3.12.21