Tutela dell’infanzia oltre le narrazioni distorte. Un articolo su “Minori e giustizia”

Su “Minori e giustizia” la rivista di settore nota e accreditata edita da Franco Angeli, è stato pubblicato l’articolo della presidente Barbara Rosina e della consigliera Erika Tognaccini su “Tutela dell’infanzia e servizio sociale professionale: dati, evidenze e prospettive oltre le narrazioni distorte”.
Mentre il tema degli interventi di tutela delle persone di minore età torna sistematicamente e con forza al centro del dibattito pubblico, Rosina e Tognaccini analizzano l’argomento a partire dalla terminologia fortemente connotata e assente nelle norme: “prelevamento”, “bambini strappati alle famiglie”, “rapimento di Stato” , “sequestro dei minori”…
Si soffermano poi sulla dimensione reale del fenomeno in Italia e lo collocano nel confronto con l’Europa: 33.325 minorenni fuori famiglia, pari a pari a meno di 4 ogni 1.000 sulla popolazione minorile. “I dati mostrano che il rientro nella famiglia di origine rappresenta uno degli esiti più frequenti dei percorsi di tutela – scrivono – circa il 45,2% dei minorenni accolti in comunità e il 47,1% di quelli inseriti in affidamento familiare rientra nel proprio nucleo familiare al termine del percorso”.
Difficile la comparazione con l’Europa poiché i diversi paesi utilizzano definizioni, categorie e sistemi di raccolta dati non omogenei, ma nonostante questi limiti, l’Italia presenta un tasso di minorenni allontanati per 1.000 residenti sotto i 18 anni stabilmente inferiore rispetto ad altri paesi europei come Inghilterra, Spagna, Polonia e Francia.
Rosina e Tognaccini ricordano che “Su oltre 345 mila minorenni seguiti dai servizi sociali più di 330mila rimangono nel proprio contesto familiare, beneficiando di interventi di accompagnamento e supporto”.

Rinviando alle ricerche Cnoas e Fnas e alle pubblicazioni, anche della stessa Franco Angeli sul tema, concludono: “Il sistema di tutela delle persone di minore età rappresenta uno degli ambiti più complessi delle politiche sociali contemporanee, nel quale si intrecciano responsabilità istituzionali, competenze professionali e diritti fondamentali. (…) Le evidenze disponibili mostrano infatti che gli allontanamenti costituiscono una quota limitata dell’attività complessiva dei servizi sociali, mentre la parte prevalente del lavoro professionale riguarda il sostegno alle famiglie, la prevenzione delle situazioni di rischio e la costruzione di percorsi di accompagnamento nel tempo. In questo quadro, il dibattito pubblico dovrebbe evitare rappresentazioni semplificate o polarizzate che rischiano di oscurare il funzionamento reale del sistema di tutela e di indebolire la fiducia nelle istituzioni e nei professionisti coinvolti. Particolare attenzione deve essere inoltre riservata al diritto alla riservatezza delle persone coinvolte, soprattutto quando si tratta di bambini, adolescenti e delle loro famiglie. La tutela della privacy e della dignità delle persone rappresenta infatti una condizione essenziale per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e per evitare che vicende personali e situazioni di vulnerabilità vengano esposte o semplificate nel dibattito pubblico”. (…) Solo su queste basi è possibile promuovere un sistema di tutela realmente orientato alla protezione dei diritti delle persone di minore età e alla costruzione di comunità più inclusive e solidali”.