
Il lavoro sociale all’Inail, si realizza nei confronti delle persone con disabilità da lavoro e loro familiari, e per familiari si intendono anche i congiunti superstiti di persone decedute per causa e sul lavoro.
Al verificarsi di un infortunio mortale è responsabilità dell’Ente intervenire ed è quindi necessario prendere contatto con i familiari e realizzare una presa in carico multidisciplinare che presti particolare attenzione alla situazione psicologica delle persone con cui si deve interloquire.
L’assistente sociale da un lato può farsi parte attiva nel promuovere una gestione che permetta di ottimizzare i tempi di liquidazione delle prestazioni dovute, dall’altro, nelle situazioni dove ciò sia utile o necessario, può contribuire ad orientare rispetto alle prestazioni erogabili dall’istituto o da altri Enti, o entrando in collegamento con l’omologa funzione del Servizio Sociale sul territorio per la presa in carico di altre eventuali situazioni che richiedano un’ attivazione esterna.
In ogni caso, il momento di contatto con il familiare superstite è sempre un momento di ascolto e relazione che spesso diviene opportunità e spazio per la persona, di rilascio emotivo, di emersione di vissuti di sofferenza legati alla perdita e timore per il futuro. In queste situazioni più complesse dal punto di vista psicologico, l’Istituto in alcune realtà può attivare anche nei confronti delle persone in questione, interventi di sostegno psicologico volti proprio a garantire uno spazio per la gestione del lutto.
Nell’esperienza della sede di Torino Centro, sono tanti gli infortuni la cui presa in carico ha comportato l’attivazione diretta anche del servizio sociale. Sia in fase di primo contatto, congiuntamente al servizio ispettivo di Sede, sia in fase successiva nei primi accessi del familiare in Sede.
Una delle situazioni che più hanno coinvolto l’intera Sede è quella di K. E di E.
- ed E. sono la moglie ed il figlio di V. L’infortunio mortale di V. è avvenuto ad agosto del 2018. V. aveva 52 anni, K. 48 anni ed E. 7 anni. Il giorno dell’infortunio, il fratello di V. stava predisponendo su di un cassone, che sarebbe stato sollevato attraverso un montacarichi guidato dal V. attraverso una pulsantiera elettrica, il materiale necessario al lavoro di pavimentazione presso il terzo piano di una palazzina. Dopo aver caricato il cassone, per un carico totale di 70 kg, il fratello di V. si è allontanato per osservarne l’ascesa, ma prima ancora che iniziasse la salita ha visto cadere al suolo un vaso di plastica e ha udito un rumore di ferraglia; prontamente si è rifugiato sotto il balcone, ma girandosi ha visto cadere al suolo il fratello V., con una ferita al cuoio capelluto. Probabilmente, il montacarichi sbilanciandosi, lo aveva colpit alla nuca facendogli perdere i sensi e cadere al suolo.
Causa di morte: politrauma contusivo toracico con fratture costali; lacerazione ilo polmonare sx. ed emotorace.
Alla notizia di infortunio, in Sede siamo stati tutti molto toccati dall’età dell’infortunato e della presenza di un figlio piccolo. Abbiamo cercato tutti di muoverci tempestivamente perché ogni passaggio per arrivare al riconoscimento dell’evento ed alla liquidazione delle prestazioni dovute, fosse il più veloce possibile. Inizialmente i primi contatti sono avvenuti con altri familiari di V. e solo qualche settimana dopo l’evento abbiamo avuto i primi incontri con la moglie.
Inizialmente il dolore e la paura per il futuro portati da K. prendevano tutto lo spazio dell’incontro, ma il fatto stesso che K. li esplicitasse era segnale che c’erano lo spazio e l’ascolto per poter portare il proprio vissuto emotivo. Proprio in ragione di questa sofferenza che emergeva gli è stata proposta la partecipazione ad un gruppo di auto muto aiuto a quei tempi presente in Sede. Io e la collega dell’équipe multidisciplinare che avevamo promosso questa iniziativa, abbiamo prima preparato il gruppo all’ingresso di una persona che viveva una esperienza così recente di perdita, e poi abbiamo accompagnato progressivamente il suo ingresso nel gruppo garantendo la nostra presenza ad ogni incontro.
Successivamente K. non aveva più potuto partecipare a questi incontri per motivi lavorativi, ma siamo sempre rimaste in contatto. Con la pandemia ed il lockdown e l’attivazione in Sede di un gruppo online, Katia ha potuto riprendere a partecipare ad alcuni incontri tematici organizzati ed anche alle interazioni nel gruppo.
Nel dicembre 2021, a seguito di un colloquio con K. ci è stato chiesto se fosse possibile dedicare uno spazio di ascolto al figlio E. Quest’ultimo ha quindi iniziato a gennaio un percorso di sostegno con l’obiettivo di gestire e comprender meglio le emozioni ed i vissuti legati alla perdita del padre.
La storia di K. ed E. è una delle storie per noi importanti. Anche per la possibilità che abbiamo avuto di seguirla ed essere presenti nel tempo. Ma non è l’unica.
Ricordiamo e portiamo nel nostro pensiero anche E., moglie di V.
- è morto travolto da un treno nel 2005 quando E. aveva 45 anni.
- di suo marito diceva: Pensava sempre agli altri, pensava a fare le cose bene e in fretta. Troppo perfetto, voleva fare tutto bene. Non è solo che è morto lui, ma tutta la famiglia.
- è stata tra le persone che ha accettato di essere intervistata per una raccolta di storie pubblicata dall’Istituto nel 2013 (Fare i racCONTI con il cambiamento). Alla domanda riferita alla sua esperienza con l’Inail ha risposto: Ho avuto sostegno dall’Inail: una vostra parola era una cosa grande, ha aperto il vuoto. Se non c’era l’aiuto dall’Inail non avrei avuto il collegamento tra noi. Senza i soldi non potevo pagare i prestiti che ho fatto per portare la salma dove mio marito diceva che voleva andare. È stato un sostegno grande non solo come soldi, venivo qui e parlavo con voi, mi ascoltavate e pensavo che qualcosa era risolto, che potevo andare avanti. L’assistente sociale è un buon sostegno per le famiglie, non so per gli altri, ma per me siete stati un grande aiuto. Ti dà la forza per uscire dal tunnel, per me è stata una fortuna trovarvi. Le persone che vogliono aiutare si vedono, voi mettete anima e vi ringrazio per tutto questo.
Nel mese di luglio 2019 è avvenuta la morte di A. 41 anni.
È morto in un tratto dell’autostrada Civitavecchia – Roma mentre montava una segnaletica di cantiere. È deceduto schiacciato dallo sbilanciamento di un camion carico di pesanti blocchi di cemento armato.
Ha lasciato in Marocco la moglie N. di 34 anni e due figlie minori di 5 e 10 anni. Questa storia la ricordiamo per l’impegno nel cercare di entrare in contatto e comunicare con lei, che non è mai venuta in Italia e parla solo arabo. Con pazienza, utilizzando i nuovi mezzi che oggi abbiamo a disposizione (servizi di traduzione istantanea e di messaggistica che consentono anche l’utilizzo di emoji per facilitare la comprensione di alcuni messaggi), siamo pian pianino arrivati a stabilire un contatto, costruire una sensazione di fiducia e riuscire ad orientarla in alcuni passaggi necessari per arrivare alla liquidazione delle prestazioni economiche dovute.
Infine vogliamo ricordare un infortunio mortale avvenuto nel periodo del Covid.
R., 55 anni, lavorava come infermiera dal 1998 presso una Azienda Ospedaliera di Torino. Separata, abitava con i due figli di 23 e 30 anni, persone con disabilità intellettiva del 75% e 80%.
Presso questo servizio siamo entrati in contatto con l’ex marito che, con la morte di R., si è trovato ad assumersi la responsabilità dei figli che, per quanto maggiorenni, avevano bisogno della presenza costante di un familiare di riferimento.
Il sig. T., nel contatto con questo servizio, ha trovato uno spazio dove poter rappresentare quelle che erano le preoccupazioni legate alla nuova situazione determinata dalla morte della madre dei suoi figli.
Gli è stato fornito orientamento su quelle che erano prestazioni erogabili dall’istituto e si è cercato di garantire la massima tempestività nell’erogazione delle prestazioni economiche destinate ai figli, ed essenziali per garantire loro autonomia dal punto di vista economico.
Gli infortuni mortali travolgono, da un attimo all’altro, gli equilibri di una intera famiglia, riscrivendone la storia ed il futuro. Lavorare come assistente sociale in un Ente come l’Inail offre il privilegio di entrare in contatto con le storie e la possibilità di poter essere per qualcuno non solo una risorsa per meglio orientarsi in un momento in cui niente appare chiaro, ma anche uno spazio di accoglienza e ascolto del vissuto di dolore che si accompagna in modo diverso ad ogni singola storia.
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Foto e testo di Alessia Viviana Congia – Piemonte
