
“Il nostro Paese sta attraversando una transizione profonda. L’invecchiamento demografico, la denatalità, le disuguaglianze economiche e territoriali, il progressivo impoverimento delle reti familiari e la fatica delle istituzioni a garantire prossimità reale, stanno ridefinendo i confini stessi del welfare. Il modello che abbiamo ereditato — universalistico e previdenziale, costruito sull’idea di cittadinanza fondata sul lavoro stabile — non basta più. E la risposta non può essere una moltiplicazione di progetti frammentati o la mera esternalizzazione dei servizi, ma una riforma strutturale della capacità pubblica di prendersi cura. Parlare di terza età oggi significa parlare del futuro del Paese. Non c’è sostenibilità economica né coesione sociale senza un nuovo patto intergenerazionale. Le persone anziane non sono un costo, ma un patrimonio di esperienza, di legami, di cura.
Ha esordito così la presidente Cnoas, Barbara Rosina, intervenendo a Vicenza agli Stati Generali della Terza Età e soffermandosi su: “Le professionalità necessarie tra passato, presente e futuro”
E a proposito della riforma strutturale, Rosina, ha insistito sul fatto che gli Ambiti Territoriali Sociali sono un passaggio politico, non solo tecnico e per questo devono essere uno strumento per rendere più forti i Comuni, non per indebolirli, e non devono diventare il grimaldello di una privatizzazione silenziosa. “Il Consiglio Nazionale dell’Ordine Assistenti Sociali – ha detto – condivide pienamente la posizione assunta dal CROAS Veneto, che ha richiamato i Sindaci dell’ATS VEN_27 alla responsabilità e alla necessità di mantenere e rafforzare la gestione pubblica dei servizi sociali. Condividiamo la stessa visione: rafforzare la funzione pubblica del welfare, costruendo alleanze generative, ma senza delegare la regia e senza indebolire il presidio democratico del sistema”.
La presidente ha aggiunto che il Cnoas e tutti i Croas chiedono che alla riforma organizzativa degli ATS si affianchi un vero piano nazionale per il rafforzamento professionale: assunzioni stabili, inquadramenti coerenti, formazione continua, supervisione professionale obbligatoria e riconosciuta, riforma della professione. “Le riforme amministrative sono necessarie, ma non bastano: serve una riforma delle persone, delle culture, dei linguaggi, delle relazioni. Il welfare del futuro avrà bisogno di organizzazioni pubbliche forti, di professionisti qualificati e di comunità capaci di prendersi cura di sé stesse”.
“Non chiediamo privilegi – ha aggiunto – Chiediamo responsabilità riconosciute. L’assistente sociale deve essere valorizzato, è abituato a lavorare in équipe: conosce il valore della pluralità e sa che la collaborazione è la chiave per costruire percorsi efficaci. Ma troppo spesso le équipe multidisciplinari sono nominali, prive di regia e di spazi di confronto. Il recente bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’assunzione di 3.800 nuove figure professionali negli ATS è un’opportunità che va accompagnata da una chiara definizione dei ruoli. Soltanto un welfare pubblico, competente, integrato e umano – ha concluso – può rispondere alla complessità che ci attende. E soltanto se sapremo investire sulle persone che ogni giorno lo rendono vivo, assistenti sociali e le altre professioni del welfare, potremo dire di aver costruito una società davvero per tutte le età”
