Su La Sicilia la denuncia CNOAS: “Dignità e solidarietà non sono a termine”

Ingiustificabili e sbagliate le scelte di Comuni e ASL

 

di Gianmario Gazzi

In questi giorni una rimozione di quanto accaduto, un virus che annebbia le menti evidentemente, deve aver colpito alcune amministrazioni comunali della Sicilia. A fronte di milioni di euro stanziati dallo Stato per la possibile assunzione di assistenti sociali e operatori per contrastare la povertà, sostenere i ragazzi e le loro famiglie, persone con disabilità che da tempo sono rinchiuse in casa, ecco che alcuni sindaci decidono di spendere pochi spicci per mettere qualche toppa.

Diciamolo subito: la scelta è tutta politica e la politica di cui dobbiamo parlare fa l’ennesima scelta miope e stavolta ingiustificata proprio in luoghi difficili, ma ricchi di cultura e solidarietà come quelli siciliani.

Gli amministratori di questi territori spesso tormentati da un alto rischio di precariato, infiltrazioni criminali e periferie umane diffuse, sembrano non riuscire a cogliere la necessità di investimenti sui servizi sociali e sui diritti delle persone sottovalutando  – ancora oggi dopo il dramma economico, psicologico e sociale che stiamo vivendo  – la loro fondamentale importanza.  Addirittura, qualcuno, proprio in questo momento drammatico, è riuscito a sospendere i contratti interrompendo la continuità dei progetti di aiuto avviati nei mesi scorsi.

Parliamo di realtà importanti che sembrano aver perso l’orientamento – alcune in verità lo cercano senza successo da tempo – condannando le loro realtà a non risollevarsi: Messina, Agrigento, Trapani non un piccolo e sperduto comune.

Parliamo di amministrazioni che, invece di strutturare dei piani seri previsti dalla norma nazionale, esternalizzano a 12 euro lordi l’ora il servizio sociale o, ancora peggio, mandano a casa professionisti che da mesi avevano avviato percorsi legati al Reddito di Cittadinanza e al contrasto della povertà.

Una rivendicazione sindacale? No, non è compito dell’Ordine. Saranno altri ad organizzare scioperi e picchetti, ma noi dobbiamo fare la nostra parte perché stiamo dicendo da tempo che il sociale non ha bisogno di bonus, ma di servizi; perché facciamo una campagna sui livelli essenziali a oltre 20 anni della 328 cercando di cambiare norme e soglie; perché se conduciamo una battaglia comune con i sindaci, non possiamo poi vanificato il senso di questa condivisione.

La nostra è una denuncia e un grido di allarme che parte dall’orgoglio di raccogliere professionisti fondamentali per la tenuta sociale del Paese, ma guarda a quelle persone che, per l’ennesima volta, si erano trovate a sperare che nel proprio Comune o Ambito sociale avrebbero trovato un aiuto importante e continuo e invece si troveranno di fronte a un ufficio chiuso per precariato.

Immagino le risposte delle amministrazioni coinvolte, risposte già sentite in altre parti d’Italia e in altre parti d’Italia smentite da scelte diverse: “Non ci sono risorse, abbiamo dei vincoli troppo stringenti…”.  Non è così, la storia stavolta non può essere ancora raccontata in questo modo. L’alibi troppe volte presentato ora non regge.

Perché?

Perché dai fondi nazionali sono arrivati decine di milioni di euro per il rinforzo strutturale dei servizi; perché arriveranno ulteriori fondi europei e perché poi ci sono i fondi regionali e comunali.

Non è una questione economica, stavolta, e le iniziative prese da molte realtà del Sud lo dimostrano: Lecce, Reggio Calabria,  Marsala, per citarne alcune.

Ribadisco quindi che manca la volontà politica, che il qui ed ora e la volontà di lasciarsi mani libere per poterci ripensare tra un anno, è molto più forte della progettazione del futuro e dell’obiettivo di perseguire una vita migliore per chi ai servizi si rivolge.

Come Ordine, come assistenti sociali, assieme ai sindacati e alle associazioni non possiamo tacere perché se è precario chi dovrebbe aiutare, sarà abbandonata quella donna, quell’uomo, quella famiglia, quel minorenne, quella persona disabile che avevano bisogno di un sostegno. I servizi sociali non sono una gentile concessione. Dignità e solidarietà non sono a termine, come i contratti a partita IVA. I servizi sociali, tutti, sono servizi essenziali.

E allora se non si invertirà questa scelta miope e ingiustificabile forse qualcuno valuterà se non si sia verificata un’ ”interruzione di pubblico servizio”  con la chiusura degli uffici, le assunzioni a partita Iva, gli interventi a gettone…