
Che “fare l’assistente sociale” sia “molto complicato, lo sanno benissimo gli oltre 47mila professionisti iscritti all’Ordine. Ogni tanto poi, per il clamore della cronaca, per i soliti interessi politici o d’altro tipo, per la superficialità o la colpevolezza dei media, lo diventa ancora di più.
Luigi Mastrodonato per Internazionale, ha scritto un articolo che affronta il tema in generale – carico di lavoro, numeri, attacchi, formazione, responsabilità – e poi approfondisce uno dei tanti campi che vedono il contributo del servizio sociale: l’immigrazione. Per questo, dopo aver parlato con la presidente nazionale Barbara Rosina, ascolta le voci delle assistenti sociali di Spino D’Adda.
“La demonizzazione comporta due rischi – dice la presidente – Da una parte genera sfiducia nelle persone che saranno più restie a rivolgersi ai servizi sociali. Dall’altra aumenta la già forte pressione su questi lavoratori sottoposti a una delegittimazione continua”.
Jenny Peppucci, dalla Lombardia, espone con orgoglio sul suo profilo WhatsApp il risultato del corso di lingua per donne straniere: venti promosse, come riporta l’articolo de La Provincia. Ma nel colloquio con Internazionale racconta la sua giornata tipo nell’ufficio comunale perché, riassume il giornalista, “nel corso di una mattina ha già aiutato due famiglie a fare domanda per il fondo sociale destinato alle persone con disabilità, e poi altre persone che chiedevano informazioni su servizi specialistici come mense, asili nido, servizi per le dipendenze patologiche (Serd) e centri d’impiego. Ha anche gestito le pratiche del corso d’italiano per le persone di origine straniera organizzato dall’amministrazione locale e ha compilato pile di scartoffie burocratiche”.
“Alle 9 stai facendo una cosa – dice lei – alle 9.05 sei impegnato in tutt’altro. Quando finisci la giornata ti rendi conto che è difficile anche solo raccontare quante situazioni e pratiche molto diverse tra loro hai gestito”, racconta. “Eppure, per tanti, il nostro lavoro è quello di togliere i bambini alle famiglie”.
“Soprattutto nei piccoli comuni ci si ritrova spesso in ufficio da soli e tutto ricade sulle spalle di un’unica persona, anche compiti che non rientrerebbero nelle sue competenze – aggiunge la sua collega Aliné Bochmann – C’è anche tanta attività amministrativa da fare e questo toglie tempo prezioso a quello che è realmente il nostro lavoro, il contatto con le persone”.
Vale la pena leggerlo tutto, mettiamo il link:
https://www.internazionale.it/notizie/luigi-mastrodonato/2026/06/23/assistenti-sociali-italia
ma attenzione, a volte non funziona!
