
“Sì, le e gli assistenti sociali sono il servizio sociale, sono il suo cuore istituzionale, ma non sono concetti intercambiabili e lo diciamo non per mero spirito corporativo o perché come Ordine mettiamo al primo posto le e i professionisti iscritte/i”.
La presidente Cnoas, Barbara Rosina interviene su Welforum: rispondendo a un articolo del professor Luca Fazzi che sembrava mettere in discussione la professione regolamentata per legge, ribadisce che è sbagliata l’idea di un “campo sociale senza garanzie, dove chiunque operi nel sociale possa essere considerato legittimato ad agire, pur in assenza di conferme collettivamente condivise e riconosciute che consentono alle persone più fragili di incontrare operatori qualificati, sottoposti a regole deontologiche e a un sistema di responsabilità pubblica”.
“L’Ordine assistenti sociali non difende interessi corporativi – aggiunge – , ma il valore di una professione – al pari di medici, avvocati e psicologi – che incidendo direttamente sulla vita delle persone e sulla garanzia dei diritti costituzionali. Le e gli assistenti sociali si impegnano a garantire competenza, etica e qualità al servizio delle persone e delle comunità, questo comporta anche la capacità di denunciare diseguaglianze e storture del sistema, parlando con una sola voce. In questo senso, gli ordini professionali in Italia – così come le associazioni obbligatorie in molti altri Paesi – rappresentano istituzioni riconosciute e indispensabili. La regolamentazione non è quindi un privilegio di categoria, ma una tutela per la collettività”.
Chiudendo il dettagliato articolo la presidente Rosina critica come superficiale e riduttiva qualsiasi visione che tenda a relativizzare il ruolo dell’ assistente sociale, assimilando indistintamente percorsi formativi e funzioni professionali. Sarebbe un errore confondere l’ampiezza del campo del servizio sociale con l’esercizio della professione regolamentata: “l’assistente sociale è e resta il cuore istituzionale del servizio sociale come funzione pubblica, riconosciuta dall’ordinamento e incardinata nella Costituzione italiana e nelle leggi dello Stato. (…)Il compito dell’Ordine è assicurare che la professione mantenga la sua specificità, risponda ai principi costituzionali e deontologici, e continui a rappresentare un presidio di diritti, equità e giustizia sociale in un contesto in rapida trasformazione. Deve vigilare sulla qualità della formazione, promuovere una formazione continua all’altezza delle sfide attuali, valorizzare le competenze distintive della professione nei diversi contesti istituzionali e comunitari. Solo in questo modo – conclude – l’assistente sociale può continuare a essere non soltanto rappresentante di una categoria, ma garante effettivo di cittadinanza e coesione sociale, capace di connettere i bisogni delle persone con le risposte dei sistemi di welfare, e di contribuire allo sviluppo di una società più giusta e inclusiva”.
