Rete PIS e non solo: essere nei processi per affrontare le sfide in campo

Comprendere l’importanza delle soft e hard skills nell’operare in un Pronto Intervento Sociale,  in ottica preventiva di burn out e turn over degli operatori e in termine di acquisizione di competenze specifiche e individuare, attraverso la riflessione personale e di gruppo, le azioni da intraprendere. La rete Pis nazionale, torna a incontrarsi a Firenze e ospita, anche quest’anno, l’intervento della presidente Barbara Rosina: “Voi sapete che io sono una fedele ai vostri incontri, non perché voglia farmi i fatti vostri, ma perché credo fermamente che se non si sta dentro i processi e non si prova a capire, sia poi difficile riuscire a rappresentare una posizione unitaria nei contesti che sono quelli che poi frequentiamo come rappresentanti dell’Ordine e dei Consigli regionali”.

Ed  ecco i punti fermi, scaturiti dall’ascolto e dalle preoccupazioni emerse sulla professione in generale e sull’attuazione del Pronto Intervento Sociale.

“Sappiamo che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha bandito quello che io chiamo il “Concorsone” per educatori, psicologi e figure amministrative all’interno degli Ambiti Territoriali Sociali.  Una sfida che parte dal fatto che non si torna all’équipe indifferenziata degli anni ’70, dove uno vale uno e tutti fanno tutto, perché vorrebbe dire perdere un investimento sulle competenze delle singole professioni che ormai facciamo da trent’anni. Io faccio parte, insieme ad altri ordini ed altri colleghi, del Comitato tecnico che è stato istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per l’elaborazione delle linee guida delle équipe multidisciplinari degli ATS, che sono quelli che beneficeranno del Concorsone e del livello essenziale delle prestazioni di assistenti sociali 1/5000, obiettivo di servizio 1/4000. Noi assistenti sociali siamo “padroni di casa” degli ATS, siamo li da sempre e, consapevoli dei nostri margini e dei nostri confini dell’intervento, apriamo le porte a delle professionalità che potranno collaborare insieme a noi ad integrare i servizi”.

“Nessuno ci ruba il lavoro – ha rassicurato la presidente – Perché nessuno ha le nostre conoscenze specifiche. Ma per riuscire a farlo, ognuno di noi deve essere forte delle sue competenze e saper mettere i paletti dove i paletti vanno messi. Il Consiglio nazionale ha dato disponibilità lavorare con il Ministero sia in passato per l’elaborazione del Piano nazionale delle azioni e degli interventi e dei servizi sociali e per la definizione delle linee guida per la collaborazione delle équipe multidisciplinari. Lavoreremo per chiarire i ruoli, le funzioni e le responsabilità.

Competenze? Da incentivare con i i master di primo e di secondo livello rivolto ai dipendenti degli Ambiti Territoriali che partono con i finanziamenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. “Concentriamoci sul fatto che sia il master di primo livello che il master di secondo livello formano per avere competenze specifiche degli assistenti sociali, perché, al di là della dimensione individuale del rapporto con le persone, tutte le attività che ineriscono all’organizzazione, al management dei servizi, alla coprogettazione e alla coprogrammazione, e alla ricerca dei fondi, sono necessariamente l’evoluzione del lavoro nella dimensione, chiamiamola, individuale”.

La conclusione è il ritorno all’origine dell’incontro: “Il Pronto Intervento Sociale è già garantito per legge – ha ricordato Rosina – La sfida è renderlo però omogeneo, perché qui all’evento nazionale, tutti gli anni, le Regioni aumentano, tutti gli anni i Comuni aumentano. Ma se è un LEPS, deve essere un LEPS che è indipendente dal codice di avviamento postale, dalla sensibilità politica della Regione, dalle sensibilità degli operatori che l’hanno portato avanti e l’hanno fatto nascere, e deve essere assolutamente efficace in ogni territorio”.