
“Non possiamo consentire che la sofferenza dei bambini diventi uno strumento di propaganda. Se qualcuno ha le prove che qualcun altro abbia sbagliato le fornisca a chi indaga. Tutti possono commettere errori medici, giudici, psicologi, giornalisti (…), ma voglio dire che non tollereremo mai più che un intero corpo professionale, composto di oltre 48mila assistenti sociali, venga criminalizzato”.
Una lunga e dettagliata intervista della presidente dell’Ordine su La Stampa, condotta per fare davvero servizio pubblico e non un articolo a tesi, da Francesca del Vecchio.
Nel rispetto del lavoro della giornalista, riportiamo soltanto alcuni concetti, invitandovi ad accedere al sito o ad acquistare il quotidiano.
• “C’è chi costruisce, ancora una volta, un clima di sospetto, nonostante le assoluzioni abbiano smentito le accuse di chi a Bibbiano era arrivato per prima e se ne sarebbe andato per ultimo. Le decisioni non vengono mai prese in solitudine: sono condivise con magistrati, psicologi, educatori, psichiatri. Esistono protocolli nazionali, linee guida, valutazioni tecniche. (…) Nessun intervento nasce dall’oggi al domani. Le segnalazioni aprono percorsi lunghi: mesi, alcune anche più di un anno. Si propongono interventi educativi a domicilio, sostegni scolastici, accompagnamenti quotidiani, aiuti pratici per la gestione della vita familiare. L’obiettivo è mettere i genitori nelle condizioni di farcela (…).L’allontanamento, nella maggior parte dei casi temporaneo, è l’estrema ratio, prevista solo quando tutti i tentativi falliscono e quando c’è un rischio reale per la salute, la crescita o la sicurezza dei bambini”.
• “L’ amore non basta. La letteratura scientifica è chiara: servono scuola, cure sanitarie, relazioni sociali, una rete familiare, un contesto che favorisca uno sviluppo sano. Non è un’opinione, è un dato. (…) Pensiamo alle famiglie in cui il minore è vittima di violenza sessuale: in molte di quelle circostanze, al bambino viene fatto capire che l’abuso è un atto di amore. E quei bambini amano follemente i genitori. Questo vuol dire che sia sufficiente per non intervenire?
• “L’ ostilità verso gli assistenti sociali nasce dal fatto che siamo una delle pochissime professioni che entrano nelle case per valutare la sicurezza dei bambini. Questo genera paura e conflitto. In situazioni di separazioni, violenze domestiche, dipendenze, malattie mentali, qualcuno ci accuserà sempre di aver sbagliato: chi dice ‘avete portato via mio figlio’, chi dice ‘non l’avete protetto abbastanza’. Poi ci sono influencer e opinionisti che diffondono false informazioni: noi non possiamo rispondere perché siamo vincolati al segreto d’ufficio. Ed è facile colpire chi non può difendersi”.
