
Unica professione socio-sanitaria presente alla sessione “Prevenzione e professioni sanitarie” agli Stati Generali della Prevenzione, ospitati a Napoli alla presenza del Capo dello Stato, abbiamo colto l’occasione per portare una prospettiva che integra salute e diritti sociali, cura e coesione.
L’intervento della presidente Cnoas, Barbara Rosina, ampiamente condiviso in plenaria dal rapporteur del panel alla presenza del ministro della Salute, ha richiamato la platea e i decisori politici – dal presidente della Regione Campania, al sindaco di Napoli – sul fatto che la “La prevenzione non si fa soltanto con le analisi del sangue, ma anche con l’analisi delle disuguaglianze”.
Le condizioni abitative, il reddito, l’istruzione, le relazioni sociali, la qualità dell’ambiente e dei servizi, ovvero i determinanti sociali della salute, “incidono in maniera sostanziale sul benessere delle persone e delle comunità – ha detto Rosina – Ignorarli significa continuare a rincorrere la malattia, e non promuovere davvero la salute. Il servizio sociale opera proprio su questi presupposti, lavorando per rimuovere ostacoli e promuovere capacità”.
Tutto questo, ha insistito la presidente dell’Ordine, richiede una collaborazione reale tra servizi sociali e sanitari che poggia su riferimenti normativi che sulla carta ci sono, il DM 77/2022, che individua esplicitamente il servizio sociale professionale del SSN tra gli attori fondamentali delle Case della Comunità, delle COT e dei servizi territoriali di prossimità. “Ma una Casa della Comunità senza assistente sociale è soltanto un altro edificio pubblico. Serve coerenza tra norma e attuazione, la revisione strutturale del modello assistenziale, orientato alla prevenzione e all’integrazione deve essere tradotto in presenza e pratica quotidiana”.
La pandemia, la scoperta della vulnerabilità della cura intesa soltanto come “medicina”, l’adozione del PNRR e di parole d’ordine nuove come la “stratificazione dei bisogni di salute” hanno messo sotto gli occhi anche di chi non voleva vedere, la fragilità del sistema salute basato soltanto su indicatori sanitari, diagnosi, ricoveri, farmaci… “Servono le informazioni sociali: quanti anziani non autosufficienti vivono soli, quanti nuclei monogenitoriali sono in difficoltà, quante persone si trovano in condizione di fragilità o marginalità. Soltanto così – ha detto Rosina – potremo programmare politiche realmente orientate alla prevenzione e all’equità. La vera presa in carico è un lavoro di squadra: tra medico, assistente sociale, infermiere, educatore, territorio. Il servizio sociale – ha concluso – è il filo che connette vulnerabilità e risorse, prevenzione e giustizia sociale. Senza la nostra professionalità, la prevenzione rimane incompleta”.
