
“Il Cnoas esprime massima disponibilità e volontà di contribuire al Piano ora, nella fase di stesura e poi nella fase di attuazione, consapevole della centralità che il servizio sociale professionale e quindi le e gli assistenti sociali, hanno nel concreto sviluppo delle politiche di welfare”.
All’avvio del confronto sul Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana over 70, organizzato la scorsa settimana dal Cipa a Palazzo Chigi, il Consiglio nazionale ha portato il proprio contributo con l’intervento della tesoriera, Maria Spoto, partendo dalle diseguaglianze strutturali – disomogeneità territoriali, liste d’attesa per l’AdI, carenza di posti pubblici o privati accreditati in centri diurni e Rsa, carico eccessivo sui caregiver familiari, iter complessi per l’accesso ai benefici, assenza di una prospettiva di lungo periodo – che l’ Ordine ritiene doveroso segnalare.
“Riteniamo fondamentale il cambiamento nell’approccio introdotto dalla Legge 33 e quindi ci auguriamo che il Piano intervenga per potenziare, rendere più aperti e flessibili i servizi su tutto il territorio nazionale – ha detto Spoto – Come Ordine stiamo investendo molto sulla formazione perché riteniamo siano necessarie competenze specifiche, ma considerati i cambiamenti della struttura della società italiana, la politica deve non solTo sostenere i caregiver e riconoscerne il valore sociale, superando il concetto di delega e inserendo i loro interventi in un sistema che offra loro momenti di sollievo e un accompagnamento professionale, ma anche immaginare politiche sostenibili sul lungo periodo”.
La tesoriera ha concluso il suo intervento ricordando che il Consiglio nazionale ha ribadito più volte la necessità di passare: “dalla mera risposta al bisogno, alla garanzia dei diritti, dalla reattività alla prevenzione, dalla frammentazione all’integrazione dei sistemi, dalla centralità delle prestazioni alla centralità della persona e del suo contesto di vita. Occorre avere una visione di lungo periodo nella consapevolezza che l’evoluzione demografica del nostro paese rende necessario un ripensamento delle politiche per le persone anziane”.
