Semplicemente… GRAZIE!

Carissime e carissimi,

prima che arrivi il tempo – per eccellenza – delle vacanze, lasciatemi che vi dica grazie. Voglio scrivervi una breve email che ha un solo scopo: dire che siamo orgogliosi di quanto siamo stati forti e presenti in questi mesi difficili.

Grazie a tutti quelli di noi che non si sono fermati e non si fermeranno, a tutti coloro che ancora precari non si sono tirati indietro, a coloro i quali ancora oggi sono senza lavoro ed a chi ha iniziato a lavorare in questo periodo tremendo. Sono certo che ognuno di noi, con un lavoro fisso o con un contratto a termine, con uno stipendio da fame o dignitoso, da casa o in presenza, in ufficio o a domicilio, con strumenti e mezzi adeguati o… molto meno ha fatto la propria parte proprio per chi stava peggio. Sappiamo bene che tanti ci hanno dato per scontati, ma almeno tra noi riconosciamoci e diciamoci forte “Grazie”. Non è tradizione, non è forse neanche il mezzo giusto, ma come Consiglio sentiamo profondamente questa esigenza dopo mesi che non hanno avuto nulla a che vedere con la vita che avevamo fatto fin qui o che avevamo immaginato di prevedere in un futuro vicino o lontano.

Non penso che noi Assistenti Sociali siamo stati meglio o peggio di altri italiani e italiane. Ma io, orgoglioso di rappresentarvi tutti, ho cercato con l’aiuto dell’intero Consiglio e i suggerimenti dei Presidenti regionali- con tutti i mezzi e inventandomene nuovi come tutti abbiamo dovuto fare a causa del lockdown – di far crescere la consapevolezza nei decisori politici, di fronte agli altri professionisti, discutendo con esperti e rispondendo a giornalisti, che senza un servizio sociale professionale che funzioni non c’è rispetto della Costituzione. Non c’è uguaglianza. Non ci sono diritti. Non c’è futuro.

E perché il servizio sociale funzioni, la prima cosa da fare è dare sicurezza e stabilità alle persone che vi sono impegnate. E che sono le donne e gli uomini che chi è in difficoltà si trova davanti quando cerca aiuto in uno Stato che, a parole, dichiara di non voler lasciare indietro nessuno, ma nei fatti continua spesso a chiudere le porte in faccia a chi, a stento, è arrivato a bussare. Abbiamo fatto passi avanti? Sì. Negli ultimi anni abbiamo cercato di rafforzare, in ciascuno di noi ed all’esterno, il senso di essere parte di una professione con prospettive enormi e potenzialità decisive. Abbiamo ottenuto tanto, oltre al riconoscimento istituzionale: dai concorsi che aspettavamo da 20 anni ai fondi per il rinforzo di tutti i servizi. Solo grazie a queste due azioni hanno iniziato a lavorare migliaia di colleghi. Siamo ritornati a parlare di Assistenti sociali in sanità e nel territorio come con le USCA. Si sta discutendo, di nuovo e forse con maggiore forza, di diritti sociali. Da tempo siamo protagonisti delle politiche sociali italiane come non succedeva da anni. A breve ci sarà una legge per tutelare anche noi dalle aggressioni e dalla violenza. Di tutto ciò permettetemi, permetteteci, di essere orgogliosi.

È una strada lastricata di successi? Assolutamente no. Stiamo ancora lottando perché questi investimenti non siano fuochi di paglia. Abbiamo anche registrato sconfitte quando non siamo riusciti a convincere che serve garantire una rete omogenea nei servizi per contrastare l’aumento, già evidente, delle povertà materiali e immateriali, delle solitudini e della rabbia. Perdiamo tutti i giorni quando non riusciamo a dare il tempo necessario a chi si rivolge a noi chiedendo aiuto. Attendiamo ancora una riforma complessiva della professione. Potevamo fare di più e meglio, come sempre. Ci siamo difesi dalle aggressioni di informazioni pilotate, di pregiudizi sparsi con il ventilatore e soltanto per biechi interessi, ed abbiamo sensibilizzato rispetto alla nostra professione ed al nostro ruolo. Lo abbiamo fatto anche grazie al vostro lavoro che, in molti, avete raccontato e state raccontando in uno spazio mediatico che, come Cnoas, abbiamo riservato non alle comunicazioni necessarie e obbligate di ogni ordine professionale, ma alle Storie.

Nei giorni drammatici in cui si contavano a centinaia le vittime del Covid, prima e dopo, le parole degli assistenti sociali hanno reso chiarissimo anche a chi non voleva vedere l’importanza della nostra professione. E qualcuno se n’è accorto visto che, per la prima volta siamo stati chiamati il 2 giugno all’Altare della Patria e a dire la nostra davanti a tutto il Governo durante gli Stati Generali dell’economia: la nostra presenza è servita per portare davanti alle massime istituzioni il lavoro di ogni singolo collega, le necessità e le possibilità di quella parte di cittadini che spesso non viene considerata nelle sue difficoltà e nelle sue potenzialità.

Mi fermo qui con le parole e mi rimetto a lavorare, con tutti voi, perché quello che non abbiamo ottenuto fin qui, possa essere conquistato nei mesi, negli anni che verranno. Perché se vogliamo davvero che nessuno resti indietro è necessario un welfare che sappia dare le risposte necessarie. E noi, quelle risposte, pensiamo di averle.

Buon tutto a tutte e tutti,

Gianmario Gazzi