Politiche e servizi sociali: le nostre proposte nel documento CNEL

Una delle più partecipate assemblee del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, quella del 22 aprile scorso, svolta in piena pandemia e in videoconferenza, ha approvato un documento completo in cu tutti gli attori delle politiche economiche e sociali del Paese hanno portato all’attenzione del Parlamento e del Governo le proposte per la ricostruzione dopo la crisi Coronavirus.

Il documento, al quale come Cnoas abbiamo partecipato attivamente facendo condividere dall’intera assemblea i nostri suggerimenti sulle politiche e i servizi sociali, è stato illustrato dal presidente del Cnel, Tiziano Treu alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato il 28 aprile scorso.

Nella speranza che non si sia trattato di un mero esercizio di ascolto e che sia data risposta ai rappresentanti del lavoro autonomo e dipendente e  dell’impresa, alle organizzazioni dell’associazionismo sociale e del volontariato, pubblichiamo la parte che ci riguarda e  in allegato l’intero documento.

SULLE POLITICHE E I SERVIZI SOCIALI

Sulle politiche e i servizi sociali La crisi ha fatto emergere e ha acuito le fragilità del nostro sistema, evidenziando le difficoltà strutturali accumulate nell’ultimo ventennio e le carenze non solo nella sanità, ma anche nel sistema di tutele per chi non ha lavoro. Le difficoltà hanno avuto forti ripercussioni sulla situazione degli immigrati, in particolare coloro che prestavano attività lavorativa in nero. Il CNEL, nell’ambito dell’Organismo nazionale di coordinamento delle politiche di integrazione degli stranieri, ha recentemente approvato un ordine del giorno che sollecita Governo e Parlamento a varare una misura di emersione a favore dei cittadini stranieri soggiornanti in Italia ma privi di un titolo di soggiorno valido, al fine di tutelarne la salute e l’igiene pubblica, in particolare nel settore dell’agricoltura. Il CNEL ritiene, anche sulla base delle richieste delle organizzazioni del settore, che la misura di emersione contribuisca a dotare il settore agricolo della manodopera necessaria per le imminenti campagne di raccolta, nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi di lavoro. Questa fase può e deve essere utilizzata, attraverso una presa di coscienza collettiva, per un profondo riesame dei meccanismi di funzionamento economici e sociali e degli strumenti esistenti di contrasto alla povertà, alle 10 disuguaglianze sociali e territoriali. Non si sta affrontando il problema della dispersione scolastica, che sarà sicuramente accentuato a seguito della forzata interruzione dell’attività delle scuole, la quale non può ritenersi adeguatamente compensata dalla didattica a distanza. Il problema della dispersione scolastica è uno dei tanti che riguardano i minori a rischio e che il lockdown ha acuito. La pandemia ha posto in drammatica evidenza la scarsa attenzione che le istituzioni riservano al tema degli anziani e dei disabili, evidenziando l’aumento delle diseguaglianze sociali e territoriali tanto da richiedere da subito interventi straordinari di sostegno alimentare e al reddito. È di tutta evidenza che chi era in difficoltà precedentemente lo sarà ancor di più e molte persone si troveranno nel medio periodo a richiedere supporto.

Vanno quindi rafforzate le reti di contrasto alla povertà aumentando in particolare i servizi sociali territoriali e i servizi domiciliari per accogliere l’aumento delle richieste di aiuto che perverranno in primo luogo da persone anziane e soggetti con disabilità a cui si chiede di non uscire per periodi lunghi, e che non potranno usufruire di centri diurni o aggregativi perle norme di contenimento. Inoltre, occorre trovare risposta alle richieste delle famiglie con compiti di cura e accudimento che non chiedono sostegno economico, ma soprattutto assistenziale, e che già prima dell’emergenza attendevano supporto. Assieme a queste fasce di popolazione particolarmente esposte è evidente la situazione di rischio, anche per la tenuta sociale, legata alle persone che non possono contare su sostegni familiari o di comunità, come le persone senza dimora, gli assistenti familiari e le persone dimesse dal carcere.

Diventa quindi fondamentale investire e strutturare le reti degli Enti locali del terzo settore presenti per intercettare le nuove richieste, e continuare ad erogare i servizi precedentemente attivi. Vanno previste risorse ulteriori per poter strutturare i servizi e gli interventi previsti dalla legge 328/2000 al fine di garantire la migliore integrazione sociosanitaria e con le istituzioni scolastiche. Infine, occorre non abbassare l’intensità di intervento diretto allo sviluppo del Mezzogiorno del Paese.

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