Merce sessuale o strumento di lavoro: contro la tratta di esseri umani. Sempre

Sfruttamento sessuale, lavoro forzato, espianto di organi, adozione illegale, accattonaggio, matrimonio obbligato, servitù domestica: la tratta di esseri umani coinvolge milioni di persone in tutto il mondo. Il 72% sono donne e bambine che diventano ‘merce” sessuale, gli uomini, invece, diventano “strumenti” di lavoro.
Come ogni 30 luglio, Giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani – data scelta dall’Onu nel 2015,– tornano le cifre, le buone intenzioni, si torna a parlare di controlli e di inasprimento di pene e condanne per chi ha scelto e persegue questo business criminale e violento.
Il fenomeno, secondo quanto riportato dal Global Slavery index, l’ultimo rapporto della Walk free foundation, nel 2016 ha riguardato 40,3 milioni di esseri umani in tutto il mondo e, secondo dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), procura agli sfruttatori un profitto di 150 miliardi di dollari all’anno: il terzo giro d’affari più redditizio dopo il traffico di armi e la vendita della droga.
L’Italia non è certo esclusa: sulle nostre strade la tratta ha spesso il volto di giovanissime nigeriane, costrette a prostituirsi, vittime di violenze inaudite che si consumano nelle loro esistenze private di ogni opportunità. Ma anche di bambine e bambini, costretti a mendicare, a prostituirsi, a lavorare illegalmente, persone sole e poverissime. O degli uomini chini nei campi e rilegati nelle baraccopoli.
Noi assistenti sociali siamo chiamati a intervenire in varie situazioni. Lo abbiamo fatto con il Progetto Pueri della nostra Fondazione che, intercettando i minori in arrivo sui barconi, è riuscito a dare una prospettiva di vita migliore ai bambini e alle bambine e a evitare che finissero vittime della criminalità organizzata. Ma spesso interveniamo dopo, quando polizia e magistratura individuano vittime che hanno bisogno prima di essere protetti dai loro sfruttatori criminali e poi di essere reinseriti nella società. Non è un’attività priva di rischi perché si ha a che fare con la criminalità organizzata. Una società civile dovrebbe sempre denunciare: non possiamo certo girarci dall’altra parte, quando a due passi dalle nostre case vediamo le baraccopoli dove vivono centinaia di persone che verranno sfruttate per far arrivare sulle nostre tavole frutta e ortaggi.
La legge 228 del 2003 introduce strumenti di contrasto al fenomeno. Sul piano del diritto l’Italia è all’avanguardia nella lotta a questa forma di crimine, ma la realtà è diversa. Prevenire è la cosa più importante e soltanto la soluzione di qualsiasi conflitto,  la lotta per la pace, i diritti, la civiltà possono fare da antidoto.
La Giornata dell’Onu è un memorandum, guai a far finta di niente.