“Il Piano Sociale Nazionale c’è. Ora dalla programmazione si passi all’attuazione”

Strutturare i servizi sociali, liberarli dalla precarietà e dalle differenze territoriali che non assicurano diritti costituzionali a persone che vivono al Sud del Paese o in aree disagiate del Nord. L’obiettivo del Piano Sociale Nazionale presentato ieri dal ministro Orlando è ambizioso e noi siamo orgogliosi di dire di aver contribuito con il nostro punto di vista a mettere a fuoco situazioni, realtà, problemi che sono sotto gli occhi di tutti, ma che fin qui, non avevano un documento programmatico che li elencasse e ne proponesse il cambiamento o la soluzione.
Ora, l’importante documento, ha bisogno di due passaggi perché dalla programmazione si passi all’attuazione: “In primo luogo serve l’intervento degli enti locali. I fondi sociali sono considerati come strutturali nel bilancio dello Stato senza necessità del loro finanziamento di anno in anno – dice il presidente Gazzi – questo permetterà a Regioni, Comuni e Terzo settore di prevedere spese e assunzioni. Come per la legge di Bilancio 2021, che ha normato il Leps di un assistente sociale ogni 5000 abitanti, ora tutti i Livelli essenziali inseriti nel Piano devono diventare legge”.
Le risorse disponibili per il sociale restano sotto la media europea: lo 0,7% contro il 2%, ma dopo l’azzeramento del 2011, dal 2020 c’è stato un crescendo di risorse – RDC escluso – che supera complessivamente i due miliardi annui. Questi fondi serviranno a finanziare i Leps sul pronto intervento sociale, sul diritto alla residenza, sulle dimissioni protette, sulla prevenzione dell’allontanamento dei minori dalle famiglie, sulla supervisione del personale del servizio sociale.
Ci sono poi i fondi del PNRR: 1,5 miliardi di finanziamento complessivo.
“Una visione organica nella quale si affrontano tutti i temi del sociale, dalla povertà alla non autosufficienza, dalla disabilità ai minorenni, dalla precarietà dei professionisti alla loro supervisione… – conclude Gazzi – Il fatto, ad esempio, di indicare in ‘almeno biennale’ la durata di contratti e appalti con i soggetti di terzo settore e del volontariato è una presa d’atto di un costume di assunzioni che provoca soltanto disagio alle persone che si dovrebbero aiutare e che è dettato, a volte, dall’incertezza stessa sui finanziamenti disponibili. Ora viene ribadito che, entro il 15 agosto, dovranno arrivare i decreti di riparto dei fondi, quindi, se così sarà, non ci saranno più scuse. Il Governo e il Parlamento trasformino in norme la definizione dei livelli essenziali del Piano e gli enti locali passino dalle lamentele all’azione. Se ci sono pezzi d’Italia dove c’è un assistente sociale ogni 20mila abitanti non sarà sempre e soltanto colpa del Palazzo. Noi vigileremo perché, come ha detto il ministro Orlando, il sistema dei servizi sociali, come quello scolastico, quello sanitario e quello previdenziale, diventi strutturato e affidabile”.