Giornata internazionale della famiglia: tutti gli amori ci rendono forti

La Giornata internazionale della famiglia fu istituita nel 1994 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che la definì il “fondamentale gruppo sociale e l’ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini.” Mai, come in queste settimane, costretti a rimanere in casa per contenere la diffusione della pandemia da Covid-19, abbiamo sentito il conforto di avere una famiglia accanto. E tante sono le famiglie che hanno affrontato lutti, separazioni, dolore. Che hanno condiviso paure e speranze. E che hanno ritrovato, all’interno delle protettive mura di casa, quel senso di sicurezza minacciato dal dilagare del coronavirus.

Ogni assistente sociale conosce quanto sia preziosa e fondamentale una famiglia in grado di crescere e educare i propri figli, proteggere e sorreggere chi nel gruppo famigliare è in difficoltà. Ma altrettanto bene ognuno di noi sa quante siano le famiglie che vivono in condizioni di così grande difficoltà da non poter garantire, da sole, nemmeno l’essenziale. Ogni assistente sociale, chiamato nell’esercizio della sua professione a garantire i diritti umani e lo sviluppo sociale, sa che povertà educativa e materiale rappresentano ancora oggi, in Italia, ostacoli da superare per consentire ad ogni famiglia di provvedere con dignità ai bisogni di ogni suo componente, in particolare dei suoi bambini.

E questi ostacoli oggi possono diventare maggiori: le famiglie si trovano infatti a dover affrontare l’imminente crisi economica finanziaria, la più dura dal dopoguerra ad oggi, che la pandemia porta con sé.  E le disuguaglianze che già esistono rischiano di farsi ancora più profonde tra le famiglie italiane. Così come è altissimo il pericolo che un grande di numero di nuclei famigliari scivoli nella povertà.

Occorreranno da parte delle istituzioni nuove energie, nuove risorse, nuovi approcci per sostenere l’impatto sociale che la pandemia ha provocato e di cui per ora vediamo solo i primi effetti. La curva delle disuguaglianze è destinata a crescere, proprio mentre osserviamo con sollievo la curva epidemica che sembra finalmente migliorare. Il nostro impegno si confermerà ancora una volta a fianco delle famiglie, sostenendole e aiutandole, prevenendo e affrontando assieme a loro situazioni di bisogno e di difficoltà.

Da sempre vicini alla società, ai suoi cambiamenti e impegnati nella difesa dei diritti, noi assistenti sociali, così come sancito dall’art.10 del nostro nuovo Codice deontologico, “riconosciamo tutte le famiglie, nelle loro diverse e molteplici forme ed espressioni, nonché i rapporti elettivi di ciascuna persona, come luogo privilegiato di relazioni significative”.

Non potremo infatti avere una società più giusta, una società più sana, più preparata alle sfide che ci attendono se non sarà possibile sostenere, senza alcuna discriminazione, ogni modello di famiglia come primo luogo della protezione e della cura dei figli, come primo propulsore per il progresso delle nostre comunità.

Nel nuovo panorama che la diffusione del virus e le conseguenti regole di contenimento stanno disegnando, dovremo monitorare che non vi sia un arretramento, sul piano dei diritti, per i nuovi modelli di famiglia. Così come occorre continuare a sostenere la genitorialità come responsabilità condivisa e vigilare che ad ogni donna sia consentito conciliare i tempi del lavoro e della cura dei figli. Si tratta di affrontare, con maggiori risorse investite in servizi e tutele, un lungo processo certamente  culturale, ma che richiede la ricerca di nuovi equilibri anche sul piano economico e produttivo.

Oggi il nostro pensiero va a tutti coloro che hanno sopportato il dolore della perdita di un famigliare a causa della pandemia, a tutti coloro che hanno affrontato queste settimane in solitudine, a coloro che hanno spezzato i legami famigliari, a chi si è visto rifiutato dai propri cari, incapaci di sorreggere il peso della diversità, a volte della devianza. Sono tessere preziose di un mosaico che meritano il nostro impegno, la nostra passione, la nostra competenza. Nessuna società progredisce se non insieme e ogni famiglia, qualsiasi sia la natura dell’amore che la tiene unita, partecipa alla costruzione del futuro che vorremmo più giusto e migliore per tutti.