
Non sono i soldi a garantire la dignità, ma… Ricopiando la frase ironica e realistica, una delle massime di saggezza popolare più famose. “I soldi non fanno la felicità, ma aiutano”, abbiamo risposto con la forza dei numeri, ma soprattutto dell’esperienza al quesito della rivista Dromo: “Le misure di contrasto alla povertà: di quanto denaro ha bisogno la dignità?
La consigliera nazionale Carmela Francesca Longobardi parte dai dati: nel 2025, il 18,6% della popolazione residente in Italia vive in famiglie con un reddito netto inferiore a 13.237 euro annui; il 22,6%, più di 13 milioni di persone, sono a rischio di povertà o esclusione sociale e ci sono circa sei milioni di persone in povertà assoluta.
Non avere denaro sufficiente e stabile non significa soltanto non riuscire a soddisfare i bisogni minimi, ma blocca qualsiasi capacità di progettazione, partecipazione e presenza attiva anche alla vita quotidiana. La povertà di oggi, dunque, diventa povertà di domani.
L’AdI può essere un argine? Modalità di erogazione, condizioni di accesso e priorità di interventi, carattere straordinario, temporaneo o discrezionale del trasferimento economico, non aiutano.
“Anche per questo il Consiglio nazionale dell’Ordine assistenti sociali – conclude Longobardi – continua a richiamare la necessità di politiche e misure strutturali, fondate sull’esigibilità dei diritti, sulla continuità degli interventi e sulla possibilità per le persone di costruire percorsi di autonomia non subordinati all’incertezza o alla discrezionalità delle risposte”.
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