
“La tutela delle persone di minore età non è il luogo delle certezze assolute, ma il luogo dell’equilibrio: tra protezione e autodeterminazione, tra sostegno alle famiglie e protezione di bambine, bambini e adolescenti, tra responsabilità genitoriale e dovere delle istituzioni di intervenire quando emergono situazioni di pregiudizio”.
Il Cnoas, con la presidente Rosina è stato ad Ancona, al convegno promosso dal CROAS Marche con il patrocinio del Consiglio nazionale e del Comune di Ancona, insieme a professionisti, magistratura e istituzioni che si sono confrontati su un tema troppo spesso ridotto a slogan, contrapposizioni e semplificazioni.
Aprendo i lavori dell’evento “Minori e famiglie. Cura e giustizia, la rete che sostiene”, la presidente del Croas Marche, Monica Frezzotti, ha richiamato il valore della comunità professionale e della capacità delle diverse istituzioni di lavorare insieme, ricordando come siano necessari competenze, responsabilità condivise e una rete capace di sostenere concretamente.
“Il lavoro delle e degli assistenti sociali – ha detto Barbara Rosina – richiede una costante attenzione alle conseguenze delle decisioni assunte, ma anche la capacità di ascoltare le critiche, interrogarsi sui propri limiti e migliorare continuamente la qualità degli interventi. Per l’Ordine salvaguardare la qualità dei servizi non significa difendere una categoria professionale, ma la capacità di una comunità di prendersi cura delle persone più fragili. Perché quando si indebolisce la fiducia, a pagare il prezzo più alto non sono le istituzioni, ma le persone vulnerabili”.
La rete, dunque, negli interventi della giornata, non rappresenta semplicemente una modalità di collaborazione tra soggetti diversi, ma il presupposto per rendere effettivi i diritti delle persone di minore età attraverso una responsabilità condivisa tra professioni, servizi, magistratura, enti locali e comunità.
“La cura senza giustizia – ha concluso la presidente Cnoas – rischia di diventare paternalismo, la giustizia senza cura rischia di perdere il contatto con le persone, e la rete senza responsabilità rischia di essere soltanto una parola”.
