
Mentre cerchiamo di contrastare le serie televisive superficiali che diffondono messaggi stereotipati e offensivi che non hanno alcun aggancio con la realtà, diamo spazio a chi la professione di assistente sociale non soltanto la pratica con la consapevolezza della complessità e dell’umanità necessarie, ma la racconta.
E torna Rosella Quattrocchi, assistente sociale modenese con “E poi ci siamo scelti”, un romanzo che continua a raccontare una storia iniziata in un altro libro del 2019 “Il cacciatore di orchi”. Matteo, ora ha undici anni e grazie all’incontro con Chiara, la “sua” assistente sociale, si è liberato di un atroce segreto e chi ha ferito la sua infanzia, si trova ora nell’aula di un tribunale. Nel frattempo ha potuto cominciare una nuova vita con Margherita e Lorenzo, i suoi genitori affidatari, in una nuova città e con dei nuovi amici. Non è facile rinascere a undici anni, ma, passo dopo passo, Matteo cresce in età e consapevolezza, proiettato verso un futuro ricco di novità. Ma non prima di aver fatto luce sul proprio passato.
Il romanzo racconta di ragazzi che portano il peso di azioni e scelte che non hanno fatto, di famiglie che non sono perfette, ma scelgono di esserci l’uno per l’altro. Parla a chi conosce la difficoltà di farsi scegliere e di scegliere, di chi ha sperimentato la paura di fidarsi. Il titolo è una dichiarazione d’amore: Matteo sceglie i genitori affidatari, Margherita e Lorenzo lo scelgono anche nei giorni difficili, Chiara sceglie di continuare a credere nella sua professione…
Rosella, come ogni assistente sociale e come dovrebbe fare chiunque conosca il valore della nostra professione, stigmatizza le strumentalizzazioni mediatiche e politiche che colpiscono e danneggiano noi, ma soprattutto le persone che hanno davvero bisogno e delle quali si mina la fiducia. “Molti di noi in modi, tempi e forme diverse stanno, stiamo cercando di contribuire a una ricostruzione dell’immagine dell’assistente sociale – dice – Io lo sto facendo anche con monologhi, racconti, romanzi…con la narrazione, che è il linguaggio che mi riesce più semplice”.
