Triste e orgoglioso per Andrea: una vita spezzata, ricucita, finita

Alla domanda che cosa fa un assistente sociale non ho mai saputo cosa rispondere. Di solito la domanda proviene da persone che sono molto lontane dal mondo dei servizi sociali o sociosanitari e non si può certo fare una lezione sulla metodologia del lavoro sociale per far comprendere appieno quanto ci sia dietro questo termine così semplice e così misterioso.

Oggi però dopo 25 anni di esercizio (perché è un vero esercizio che si compie tutti i giorni come una sorta di allenamento) mi sento di dire che il mio lavoro è stato e continua ad essere quello di camminare a fianco delle persone in difficoltà. Anche questa appare come una spiegazione troppo semplice, anzi semplicistica. Ma no voglio proprio parlarne in questi termini.

Oggi, e non ieri. Oggi ho deciso di raccontare cosa è per me il mio lavoro perché oggi è una giornata molto triste.

Io lavoro da 22 anni in un servizio per le tossicodipendenze a Genova. In precedenza, mi sono occupato di persone senza dimora. Ma da quando sono approdato al Sert ho pian piano capito che il vestito che mi stavo provando mi calzava. Era della mia taglia. in questi 22 anni ho conosciuto migliaia di persone tossicodipendenti e/o alcoldipendenti, poi ludopatici ecc.. ecc..

Il lavoro nelle Dipendenze ti mette di fronte e accanto a persone con vite spezzate. Spesso con traumi in tenera età che riemergono come fiumi carsici anche dopo tanto tempo e deflagrano! Mandando in pezzi le loro vite. Il nostro compito è quello di essere loro accanto in un percorso doloroso che può durare tutto il resto della loro vita.

Proprio oggi sento che la cosa più importante che ho fatto e che faccio, che provo a fare, è quella di stare loro accanto. Sostenendo, spiegando, a volte tenendo il punto. Facendo comprendere alla persona che sta facendo un percorso difficilissimo e che non importa se cadrà perché comunque potrà rialzarsi e riprendere la strada.

Dicevo che mi son deciso a scrivere oggi perché oggi una giornata molto triste. Questa mattina ho ricevuto la telefonata di una collega del Comune di Genova che mi informava che nella notte è morta una persona: Andrea. Purtroppo, notizie come queste non sono infrequenti: i temerari sulle macchine volanti, descritti da Luigi Cancrini nel suo libro sulle terapie dei tossicomani, spesso vanno a schiantarsi. Ma ieri notte non c’è stato lo schianto di un temerario. Andrea dopo vent’anni di tossicodipendenza ce la stava facendo. Non faceva più uso di sostanze da tempo, aveva una compagna con la quale aveva creato una famiglia. Era impegnato in un percorso di reinserimento lavorativo che gli dava soddisfazione. Aveva degli amici veri e sinceri. Si impegnava per la sua città. Era anche impegnato politicamente.

Non era un santo. Era sempre un testone. A volte polemico e irritante con chi sentiva indifferente alle sue ed altrui sofferenze. Era una persona.

Sono molto triste ma sono orgoglioso di Andrea. Orgoglioso per la sua fatica e per l’impegno che ad un certo punto della sua vita ha deciso di mettere in quello che faceva e sono felice di averlo conosciuto, di aver potuto camminare accanto a lui come assistente sociale.

Andrea è un nome di fantasia, come si usa in queste occasioni per proteggere l’identità delle persone, ma non è un nome a caso. Sono certo che gli piaccia essere chiamato come il Gallo: Don Andrea Gallo da cui ha ricevuto gli esempi che lo hanno sostenuto in questa lunga strada.

G.C. Liguria


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro. Nelle emergenze nazionali e mondiali e nella quotidianità che, per questa professione, è sempre emergenza.