“Ringrazio di essere viva Tornerò presto al lavoro

Mi sono rinchiusa nella mia paura e nel mio dolore. La sensazione che nulla potesse rassicurarmi mi ha oppressa per molti giorni mentre, piangendo spesso, ho aspettato che il tempo passasse, fra un controllo e l’altro, fra speranza e sconforto.
Nulla sembrava confortarmi ma ogni cosa doveva andare bene perché ho ancora tanto da fare per me stessa e per i miei figli, entrambi lontani. Vorrei proteggerli dal dolore, vorrei stare ancora accanto a loro ed assicurarmi che questa malattia non abbia la forza di ferirli.
I rapporti, nella vita quotidiana, avvengono solamente attraverso la lontananza, la mascherina e i guanti, di chi si prende cura di me fuori dalla mia temporanea camera da letto, lontana dalla mia casa. Vengo svegliata ogni giorno con determinazione, con energia. Non sono ammessi i “no” per una colazione che molte volte non vorrei fare, un pranzo che spesso non desidero e una cena che riesco a finire solamente prima del mattino.
In questi trentuno giorni non sono ancora riuscita a dormire la notte, neppure adesso che la mia salute è migliorata. Vado a letto solamente quando è molto tardi, con un maglione di lana, senza togliere gli orecchini. Mi metto sotto le coperte che ho steso sul piumone del letto in modo trasversale per ricordarmi che io sono lì solo provvisoriamente, per far finta di non essere ammalata. Ascolto i dolori del corpo e la paura e all’alba, quando sento gli uccelli cantare, sorridendo all’arrivo di un nuovo giorno, ringrazio per essere viva e mi addormento.
Non riesco a lavorare né a studiare. Qualche volta, faticosamente, leggo informazioni che mi fanno riflettere come persona e come professionista.
Affannosamente aspetto ogni giorno i dati della Protezione Civile come se la guarigione dell’Italia potesse favorire la mia guarigione.
Ma il mondo sta male e, per questo motivo, una parte di me non guarirà mai. Una parte di ognuno di noi non guarirà mai più perché sentiremo sempre, nelle parole di chi ha vissuto questi mesi, il dolore di chi è morto, disperatamente ed in solitudine, senza che si potesse fare qualcosa.
Credo che questo grande mondo, impegnato in un processo di faticosa guarigione, meriti un personale, rinnovato e tenace sforzo nella ricerca di nuove energie che mi consentano di ritornare presto alla mia vita, alle persone che amo ed al mio lavoro.
Credo che ognuno di noi debba provare ad amare questo mondo malato prendendosene cura, rispettando gli altri e il futuro della nostra terra. Per fare in modo che, tutto l’impegno di coloro che hanno lottato per salvarsi e salvare le nostre vite, non venga sprecato.
Aspetto di tornare a fare l’Assistente Sociale perché sono felice quando faccio il mio lavoro e perché, dopo questa esperienza, so di avere qualcosa in più da offrire. Sono certa che neppure questa volta avrò il potere di salvare la mia parte di mondo ma farò quello che mi sarà consentito per provare a renderla migliore.
Ringrazio, con tutto il cuore, le persone che mi sono state vicine ogni giorno con i loro messaggi e le loro telefonate perché hanno alimentato la mia speranza confermandomi che, fuori dalla mia stanza e al di là del mio mondo irreale, la vita sta lottando per ritornare a risplendere.

M.C. Lombardia


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro. Anche in questi difficilissimi giorni.