Pronto a nuove sfide con lo zaino carico di attrezzi e sentimenti

Lavoro da circa sei anni in un Servizio Sociale di territorio. Mi occupo di tutte le aree di intervento e sono il riferimento per due comuni. Fino al novembre scorso ero presente anche in un altro paese dell’area. Per potermi dedicare ad altri progetti sociali, l’Ente Gestore presso il quale lavoro, ha ridimensionato il mio carico ed ho lasciato quest’ultimo centro, traghettando le storie di vita ed i percorsi di aiuto delle persone ad un’altra collega.

Al termine del mio ultimo incontro con l’Amministrazione comunale, ho lasciato al Sindaco e all’Assessore ai servizi sociali una riflessione scritta in relazione alla mia esperienza professionale in quel territorio.

La condivido poco sotto.

Credo che, nella complessità estrema del nostro lavoro, fermarsi, scrivere e riflettere sia fondamentale per poter in qualche maniera evolvere e crescere costantemente.

Oggi, più che mai, bisogna dar voce ai professionisti che quotidianamente si espongono in prima linea, ricordando che prima di essere Assistenti sociali siamo, anche noi, persone.

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Sei anni fa, proprio da B., iniziai la mia esperienza lavorativa come Assistente sociale di territorio. Oggi, con lo zaino sulle spalle carico di nuovi attrezzi e sentimenti, prendo altri sentieri, non troppo distanti. Lascio quel territorio che in tutti questi anni mi ha fatto crescere professionalmente e mi ha permesso di conoscere ed incrociare tante persone con le loro storie. Ognuna di queste, unica.

Ho ascoltato l’indicibile. Ho mediato conflitti, provando a trovare un punto di contatto o chiarendo una distanza insuperabile. Ho sorriso e riso. Ho pianto nel mio ufficio. Ho preso atto di posizioni immutabili. Ho giocato con bambini e scherzato con anziani. Ho scritto e progettato. Ho condiviso percorsi di aiuto con le persone e attivato servizi. Ho cercato quotidianamente di abbattere il pregiudizio diffuso dell’Assistente sociale “burocrate, freddo, cattivo e che porta via i bambini”, diffondendo una cultura di prossimità, solidarietà e serietà istituzionale. Ho creato connessioni, cercando di superare la barriera e la paura delle diversità. Quelle tante diversità da valorizzare e che compongono la ricchezza di un territorio. Ho lasciato andare alcuni, ho accolto e accompagnato altri. Ho cercato di dare un senso al caos, spesso mettendo me stesso in quel vortice. Ho rispettato le libertà individuali. Ho cercato di offrire uno spazio per rileggere insieme alcune scelte di vita. Ho ascoltato la voce della sofferenza, del silenzio, della fatica e della gioia.

Ho fatto tutto quello che professionalmente e umanamente mi appartiene, dando forme alla complessità, provando a sciogliere i nodi della burocrazia. A volte ho fallito, altre ho raggiunto insieme alla persona obiettivi lontani. Ho spiegato di non avere i superpoteri che spesso mi venivano richiesti.

Oggi mi aspettano nuovi progetti e nuove sfide. Tutto questo posso farlo, portando con me l’esperienza di ciò che è stato fatto, di tutte le strette di mano date e ricevute. Grazie alle persone, bambini e grandi, che ho incrociato in questi sei anni di cammino.

G.L. Piemonte


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro.