Precaria l’assistente sociale Senza aiuto chi ha bisogno

Se cambia la coop che ha vinto l’appalto, i servizi possono interrompersi.

R., pugliese, vorrebbe tornare a organizzare i servizi di cura all’infanzia e agli anziani non autosufficienti.

Vorrebbe tornare a occuparsi dell’assistenza domiciliare integrata.

R., mamma di un bimbo che sta crescendo da sola – laurea triennale, la quinquennale mai completata per problemi economici e di salute – rischia di perdere il lavoro. Nella tragica consuetudine delle assunzioni alle cooperative che vincono o perdono gli appalti comunali, chi ha bisogno smarrisce il punto di riferimento e chi dovrebbe aiutarli perde il posto.

R. è entrata a lavorare con una cooperativa nel 2017, dopo i mesi di prova durante i quali ha fatto di tutto, le è stata assegnata la gestione del servizio ADI PAC, quindi è rimasta incinta e nel frattempo è subentrata una nuova cooperativa.

“Il mondo è crollato con il cambio della guardia  e il rientro dalla maternità. La nuova cooperativa , costretta per la clausola sociale ad assorbire tutto il personale, ha pensato bene di farmi sedere ad una scrivania per 4 ore al giorno senza darmi la possibilità di poter svolgere il mio lavoro. Costantemente ho chiesto ai vari responsabili, a tutti i miei superiori, al sindacato stesso spiegazioni in merito. Mi metto in discussione sempre perché potrei aver fatto o detto qualcosa che non è stato gradito. Ogni volta la risposta è la stessa : ‘non c’è nulla da fare perché gli utenti stanno bene’. Io sono convinta che non è così!”.

Per non rendere ancora più complicata la vita di R. non possiamo né indicare il luogo, né dare altri riferimenti perché lei stessa teme che se a fine mese dovesse vincere la gara una nuova cooperativa, potrebbe vedersi diminuire l’orario o addirittura essere mandata a casa.  Abbiamo comunque voluto raccontare questa vicenda privata di un’assistente sociale che dà un ennesimo esempio della precarietà del lavoro di molti professionisti. Una precarietà che diventa una negazione di aiuto e di punti di riferimento alle fasce più deboli che fino a quel momento pensavano di aver trovato un interlocutore.

*Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali di singoli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro.