Ripetere il miracolo di un abbraccio e di un sorriso… senza braccia né bocca

Lavoro da quasi quarant’anni in una casa di riposo. Ci sono entrata senza sapere niente di cosa fosse la vita in un ambiente così. C’era solo un’amministrativa ed io…

Giorno per giorno mi sono inventata il lavoro scoprendo le mille necessità, ma soprattutto le loro fragilità da sostenere. Ho capito il calore di un abbraccio, di un sorriso, di una forte stretta di mano, tutto questo fa miracoli

Nel momento più drammatico di questo odioso contagio, li ho dovuti abbandonare!

Dopo i primi giorni con le mascherine asfissianti, dopo che i sorrisi erano nascosti da tessuti pesanti e le mani da plastica odiosa, dopo che i familiari erano stati allontanati e potevamo comunicare con loro tramite i nostri telefonini per le video chiamate, per giusta tutela, anch’io sono andata via.

Ho avuto un problema abbastanza serio al cuore e sono diventata la parente da videochiamare io pure.

Che tristezza non poter rispondere alla domanda più semplice: quando torni?

Persino le più restie delle nostre ospiti mi mandavano sorprendenti baci e mi dicevano che mancava la mia presenza. L’abitudine ad avermi tra i piedi è stata ben compensata dalle colleghe che ho lasciato da sole in quel complicato momento a fare pure il mio lavoro. Ma non potevo fare altrimenti.

Sono tornata a luglio, stavo meglio… Nessuno dei nostri ospiti ha avuto problemi, siamo riusciti a riprogrammare con tutte le accortezze necessarie le visite dei parenti. Una ogni tanto, per un saluto. Protetti e distanti.

Tutto sarà come prima, mi dicevo prima di tonare.

E poi ripensandoci sapevo che non sarebbe stato così.

Abbiamo imparato tutti ad abbracciarci senza braccia, a sorridere senza bocca, a toccarci ricoperte di plastica.

F.P. Calabria


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro. Nelle emergenze nazionali e mondiali e nella quotidianità che, per questa professione, è sempre emergenza.