Distanziamento fisico, vicinanza sociale. Ripartiamo

Abbiamo passato giornate in cui l’unico appuntamento importante era quello delle 18.15:  paralizzati davanti al video in religioso silenzio per ascoltare la consueta conferenza stampa che risuonava come un bollettino di guerra: …mila contagiati, …mila guariti, …mila morti.

Una voce che si è ripetuta come una litania, come un rosario recitato dalle comari nell’ora del vespro. Report necessari per il monitoraggio scientifico, per emanare i decreti che sono caduti nelle nostre vite, che hanno corretto comportamenti normali e in alcuni casi assurdi. L’epidemia è diventata pandemia, una minaccia per tutta l’umanità.

I numeri sono simboli, per loro natura freddi, distanti, ma dietro ad ogni numero si nasconde una storia, un vissuto degno di essere narrato per trasformarsi in MEMORIA.
Istintivamente mi sorprendo nel fare un’analogia con i report dei minori in affidamento, stessa sequela, dimenticando che ad ogni numero corrisponde una creatura, una fragilità da proteggere, una piantina da curare, Ogni numero rappresenta un servizio operoso compiuto da persone (affidatari e collocatari) che agiscono responsabilmente e che passano inosservati perché la “bellezza non fa rumore”, né fa notizia.
Il Covid 19, come aspide diabolico si è insinuato, s’insinua tra noi in modo subdolo e deleterio. Non dobbiamo dimenticare, non deve passare indifferente, deve lasciare un segno sulla nostra razionalità, sui nostri sentimenti.
Dove prima veniva coltivato l’odio sociale, l’indifferenza ed il delirio d’onnipotenza  ora deve farsi spazio il senso di responsabilità, non solo quella personale, ma soprattutto quella comunitaria.

Proteggendoci, proteggiamo.

Come nell’affidamento, dove la vicinanza sociale rappresenta un valore da perseguire, proprio là dove la fragilità umana diventa arte perché fa parte del nostro essere.

Tutte quelle, tutte queste morti, tutta la sofferenza che abbiamo vissuto o ascoltato non possono e non devono essere state vane.

Occorre dare un senso a tutto ciò, un senso che possiamo realizzare e riscoprire occupandoci dei bambini, dei ragazzi se vogliamo degli adulti capaci di vedere oltre il proprio io.
Sapranno andare oltre se avremo saputo ascoltarli, se li avremo aiutati a dar voce alle loro sofferenze. Se li avremo aiutati a lenirle.

M.S. Toscana


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro.  Chiudiamo con oggi, sperando di esserci avviati verso una vigile normalità, la rubrica aperta a febbraio e dedicata esclusivamente alla drammatica emergenza della diffusione del Covid-19.  Le testimonianze tornano ogni domenica.