Dalla Sicilia al Veneto tra paura e speranza

Sono un’assistente sociale che lavora nella Giustizia Minorile. Ho preso servizio in Veneto nel dicembre scorso, lasciando la mia terra, la Sicilia. Sto continuando a recarmi al lavoro ogni giorno. Il lavoro è per così dire “sospeso” – ridotto all’indispensabile perché di certo non può fermarsi – ci sono udienze improrogabili e telefonate da fare.

Lo scambio comunicativo con le colleghe dell’ufficio, le colleghe del territorio e degli altri servizi è solidale, e passa sempre per le domande: “come stai?”. “Come ti senti?”. “Come la vivi?”. Comunichiamo con gli sguardi colmi di speranza, pensando che tutto finirà.

Penso ai miei familiari a C., alle mille raccomandazioni che ripeto al telefono: devono rimanere a casa, insisto e poi li rassicuro perché tutto finirà. E lLoro rassicurano me.

Penso alla mia dolce metà che è non è con me. Fantastichiamo per ore sulle mille cose che faremo non appena sarà possibile incontrarci e ringraziamo la tecnologia che ci permette persino di “vederci”.

Ho paura. Doppia paura. Ho paura di questa città del Nord, che conosco ancora molto poco e ho paura di questo virus.

Amo il mio lavoro, ma non vedo l’ora che arrivi il venerdì perché so che potrò rimanere a casa, riducendo i rischi di  ammalarmi. Un rischio che non riguarda solo me, ma anche le persone che si relazionano con me. Sono una di quelle che ha scelto di rimanere e non tornare giù, lontana dal mio amore e dagli affetti, per senso di responsabilità.

Di fronte alla paura, quello che possiamo fare noi assistenti sociali è diventare promotori di informazione, sostegno ed aiuto nei confronti di tutti quelli che rispetto a noi sono ancora più emotivamente fragili.

Ce la faremo. Finirà presto.

F.M.  Sicilia


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro. Anche in questi difficilissimi giorni.