Oltre il nero del Covid, sperando di tornare a usare la nostra tavolozza di colori

Oltre che professionisti siamo persone e la situazione attuale ci coinvolge sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista personale.

La mia vita è una tela bianca con tocchi di colore: arancione come la creatività che serve ogni giorno per reinventarsi, gialla come la solarità perché non possiamo perdere il sorriso anche nelle notti più buie, blu come la calma apparente dopo una tempesta, grigia come le sfumature della vita.

Da febbraio ad oggi i colori delle nostre vite sono stati ribaltati e scombinati, come se su una tavolozza fosse stato rovesciato il bicchiere dove viene sciacquato il pennello che permette di dipingere sulla nostra tela. Purtroppo proviamo rabbia, frustrazione perché altre persone stanno tracciando un disegno che non avevamo previsto. Se da una parte comprendiamo l’essere tutti vittime di una tempesta che si è abbattuta improvvisamente sui nostri porti sicuri, dall’altro avremmo voluto che dei  meteorologi avessero provveduto a farci mettere in salvo.

Il confine labile tra ciò che è la nostra vita privata e la nostra vita lavorativa non è più marcato ed è una condizione destabilizzante. Nonostante questo dobbiamo alzarci la mattina, prendere fiato e cercare di lanciare la nuvola di tempesta più lontano possibile. Anche se è difficile, anche se abbiamo la tavolozza dei colori ribaltata.

S.P. TOSCANA


Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro. Nelle emergenze nazionali e mondiali e nella quotidianità che, per questa professione, è sempre emergenza.