Negli occhi del bimbo migrante

Qualche tempo fa leggevo un post nel quale si raccontava di un bambino che chiedeva alla propria mamma “Ma anche i bambini muoiono?”. Parlava delle morti dei migranti in mare, probabilmente aveva visto qualcosa in tv…

Questa domanda mi ha trafitto l’anima. Ho incontrato parecchi bambini migranti nel mio lavoro e mi perdo sempre nei loro occhi. Sono come i nostri figli, fanno i capricci, piangono, ridono, fanno arrabbiare i genitori, si stupiscono delle piccole cose.

Ma a differenza dei nostri figli hanno attraversato l’inferno. Ci sono bambini che non hanno mai conosciuto la pace. Ci sono bambini che non hanno mai conosciuto la libertà. Ci sono bambini forti come le rocce e altri fragili come il cristallo. In ogni sguardo, ogni sorriso, ogni lacrima, vedo mia figlia, la mia piccola G. e fatico a trattenere le emozioni.

Tutti i bambini del mondo dovrebbero avere il diritto di essere piccoli, di vivere l’infanzia come una favola e tutti i genitori dovrebbero avere il diritto di donare ai propri figli un futuro meraviglioso. Nello sguardo delle madri migranti rivedo me, le mie preoccupazioni, il mio amore per G., la mia sofferenza se non riesco a essere perfetta.
Perché loro hanno dovuto scegliere il barcone per garantire un futuro ai figli?

Non è vero che non ci riguarda, perché il mondo è la terra di tutti e se c’è qualcuno che soffre, è nostra responsabilità aiutarlo. Non importa di che colore sia la sua pelle o se abiti a qualche metro o a migliaia di chilometri chilometri di distanza.

Dobbiamo sconvolgerci sempre innanzi alla sofferenza e scendere in campo.

Leandra  Maltese, assistente sociale dal 2009, siciliana. Dal 2011 si occupa di migranti

*Le storie pubblicate sono testimonianze dirette o raccolte, di vicende personali e/o professionali degli assistenti sociali. Non hanno la pretesa di essere esempi universali, né di suggerire soluzioni, ma di raccontare, per chi scrive, cosa significhi questo lavoro.