La libertà diseguale: ci ospita il Quotidiano del Sud

di Gianmario Gazzi

Questo Paese, come da tanti anni diciamo, è strano e soprattutto diseguale.

Sembra una citazione alla Catalano, ma oggi con l’occasione storica del PNRR sembra che la fretta cancelli il pregresso. Una furia riformatrice pervade la comunicazione e l’informazione – quando non si parla di guerra o di virus – adombrando il tema del riequilibrio Nord/Sud e centro/periferia.

Sappiamo che molte misure, compresi alcuni vincoli dei nuovi fondi Europei, riguardano proprio questo, ma vediamo già ora il rischio di non centrare obiettivi fondamentali.

Da assistente sociale non mi permetto di fare il lavoro altrui, ma posso certamente esprimere alcune questioni fondamentali che stanno a cuore a molte persone.

Lo faccio alla luce della scelta compiuta come Ordine di dedicare tutto il 2022 e il 2023 al confronto di temi centrali come povertà ed esclusione, lavoro e dignità, periferie e violenza istituzionale con le associazioni delle persone che a noi professionisti si rivolgono.

Ci saranno anche le istituzioni, ma prima il percorso lo facciamo con le persone.

Ci siamo già confrontati, on line, con tante comunità e dalle loro parole, storie, arriva la conferma che non sono soltanto le condizioni economiche o la mancanza del lavoro a produrre povertà ed esclusione. Malattie croniche, disabilità, abbandono scolastico, non autosufficienza, dipendenze, discriminazioni… sono il terreno fertile dove crescono situazioni che nessun bonus potrà mai sanare.

Oggi siamo a Roma, con la ministra Mara Carfagna, con chi governa la capitale del Paese, con chi siede in Parlamento e fa le leggi, con chi s’impegna nel territorio e nelle associazioni.  A loro, a noi, mostriamo dati, non nuovissimi, che confermano come essere uno scolaro/studente del Sud sia più duro che altrove. L’abbandono scolastico è al 19,4% in Sicilia, al 17,3 in Campania, al 16,6 in Calabria. E come vivere in Molise, Basilicata o Calabria costringa a un’emigrazione ospedaliera che sfiora il 30%.

Il rischio di povertà ed esclusione aumenta laddove non ci sono servizi adeguati, continui, strutturati. Lì dove, ad esempio, non vengono garantiti nemmeno i livelli essenziali per servizi sociali e asili.

Noi abbiamo deciso, come assistenti sociali, di portare all’attenzione del dibattito un tema che riguarda le infrastrutture per la libertà e l’eguaglianza di tutti come dice l’articolo 3 della Costituzione. Perché, che piaccia o meno, è in primis il welfare locale a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Rimuovere gli ostacoli non significa: “Eccoti un reddito e arrangiati” “Tieni un bonus, vedi cosa trovi sul mercato”.

Se non saremo capaci di costruire, a iniziare dal Sud, questi livelli essenziali come sta provando a fare il Governo in questi ultimi mesi di legislatura, non sarà solo un problema di diseguaglianze, ma di Libertà mancata.