
“I dati Istat che certificano l’aumento della spesa dei comuni per i servizi sociali sono insieme una buona e una cattiva notizia. A 20 anni dalla legge del 328 del 2000, la cosiddetta legge Turco resta tutt’ora inapplicata perché i livelli essenziali delle prestazioni non sono stati definiti: la media italiana è di 119 euro per abitante ma se ne spendono 172 per ogni abitante del Nord-Est e 58 euro per ogni abitante del Sud, Chi stava male 20 anni fa sta peggio adesso. La spesa è quasi a intero carico dei comuni e gli enti locali del Sud o dell’entroterra non si possono permettere di investire in servizi sociali dei quali i loro cittadini hanno più bisogno”.
Lo dice Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio Nazionale dell’ordine degli assistenti sociali, commentando i dati dell’Istituto di statistica.
“Servono risorse certe e nazionali, ma serve soprattutto un diverso impiego dei fondi – continua – L’Italia destina alla protezione sociale una quota importante del prodotto interno, (il 29,1% contro il 27,9 della media Ue), ma queste risorse finiscono in pensioni e trasferimenti monetari e non in servizi”.
“Eppure basta un numero per capire quali sono le necessità. L’Istat ci dice che il servizio sociale professionale raggiunge il maggior numero di utenti: 766mila bambini e nuclei familiari in difficoltà presi in carico dagli assistenti sociali e indirizzati verso specifici percorsi di inclusione e supporto. Ecco – conclude – dove indirizzare i fondi per la protezione sociale”.
