
Informazione urlata, offensiva fino al reato di diffamazione; fiction con immagini stereotipate, vicende che riguardano minori di età diventate terreno di esposizione mediatica irresponsabile, la loro vita, la loro storia, la loro identità e il loro dolore offerte a un bulimico consumo pubblico; la professione di assistente sociale raccontata come un potere oscuro, arbitrario, invasivo, ideologico o addirittura persecutorio…
L’Ordine Assistenti Sociali scrive a Rai e Mediaset richiamando i doveri del “servizio pubblico” e delle reti private dirette al grande pubblico: “Informare, non deformare”, scrive la presidente Barbara Rosina partendo da quanto sta succedendo da qualche mese e in questi giorni in cui “vicende complesse che riguardano minorenni, famiglie fragili, provvedimenti dell’autorità giudiziaria e interventi dei servizi sociali, sono state troppo spesso raccontate dentro una cornice semplificata, emotiva, urlata”. “Sia chiaro: non esigiamo trattamenti di favore, né immunità dalla critica”, aggiunge, ma ricordando le querele già partite a salvaguardia dei 48mila professionisti rappresentati e le aggressioni ad assistenti sociali scatenati da rabbia e gogna mediatica, ribadisce “vi chiediamo un’assunzione di responsabilità pubblica: vi chiediamo di raccontare le storie di sofferenza e il lavoro sociale con maggiore attenzione, maggiore competenza e maggiore prudenza”.
“Sperando di non dover tornare a scrivere su qualcosa che dovrebbe essere a fondamento del giornalismo plurale e democratico – conclude – vi chiediamo di informare, non deformare”.
