
“Il maltrattamento e il disagio minorile non nascono nel vuoto. Crescono dove si indeboliscono le relazioni, dove aumentano le disuguaglianze, dove i servizi sono fragili e dove le comunità perdono la capacità di essere luoghi di protezione e di appartenenza. Le bambine e i bambini non hanno bisogno soltanto di essere soccorsi quando il danno è già avvenuto. Hanno diritto a crescere in contesti che rendano quel danno sempre meno probabile”.
La consigliera nazionale, Valentina Prisciandaro, componente del comitato scientifico, ha partecipato alla presentazione della VII edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia promosso da Cesvi dedicato quest’anno al tema della povertà relazionale. Con il Cesvi il Cnoas ha appena siglato un protocollo che alleghiamo.
“I dati presentati – dice Prisciandaro – ci ricordano che non basta riconoscere l’esistenza del problema: occorre agire sulle sue cause. Parlare di povertà relazionale senza investire in modo significativo nei servizi territoriali rischia di essere come descrivere un incendio continuando a discutere della qualità del fumo. Il punto non è solo osservare il fenomeno, ma intervenire sulle condizioni che lo alimentano. Le testimonianze di bambini e adolescenti hanno raccontato quartieri privi di opportunità, spazi pubblici degradati, isolamento sociale, difficoltà economiche e carenza di figure adulte di riferimento. Sono realtà che noi assistenti sociali conosciamo benissimo e sono segnali che interrogano direttamente le istituzioni. Se la povertà relazionale è una crepa nel tessuto sociale, non basta monitorarla: bisogna risanarla. Da assistenti sociali sappiamo che la prevenzione si realizza con la presenza – conclude – Servono professionisti, équipe multidisciplinari, centri educativi, interventi domiciliari, sostegno alle famiglie, politiche abitative, contrasto alla povertà e investimenti nei contesti di vita delle persone”.
