Il corpo di Alessandra per rivendicare il diritto a non essere “conformi”

Alessandra è un’assistente sociale siciliana. Poco dopo la maternità, era il luglio del 2019, scopre una malattia invalidante che sembra mettere in discussione tutta la sua vita, i suoi progetti. Deve dunque ripensarsi, rinegoziare la propria esistenza, ed ecco questa autoetnografia, un metodo di ricerca qualitativa in cui usa l’auto-riflessione e la scrittura per esplorare la propria esperienza personale, collegandola a significati e interpretazioni culturali, sociali e politiche più ampie.
Ne “La dialettica del mio corpo disabile”, di Alessandra Strano, con la prefazione di Iacopo Melio e la postfazione di Ivo Quaranta, il corpo, appunto, diventa un dispositivo attraverso cui disarticolare le categorie prodotte dalla società in merito alla disabilità, rivendicare il diritto alla non conformità e rimarcare la propria presenza.

Nelle 160 pagine del libro, Alessandra trasforma la sua malattia in un atto politico e profondamente umano ricordandoci che non è l’handicap a interporsi tra la persona e la vita, ma lo sguardo che vi posiamo sopra. Attraverso episodi di vita quotidiana — dai colloqui con il proprio psicoterapeuta ai momenti di solidarietà, ci insegna che la disabilità è una categoria fluida e che siamo persone, non cartelle cliniche. Un’opera essenziale per chiunque voglia comprendere che la vera sfida non è riparare ciò che è “guasto”, ma abbattere i muri simbolici che circondano la diversità.

Alessandra è impegnata in progetti educativi per le scuole, a fare formazione sulla disabilità, nel capo delle associazioni di categoria e nello studio dei processi di esclusione messi in campo da una società a misura di “normali”. Da maggio 2025 è Garante per la Persona con disabilità presso il comune di Giarre.