

Sono stati giorni difficili.
La vicenda degli affidi illeciti di minori nella Val D’Enza, nella quale sono coinvolti tra gli altri dei professionisti assistenti sociali, ha scatenato una parte dei media e dei social in una criminalizzazione della professione, quella professione, composta da 44mila iscritti, che ogni giorno lavora cercando di alleviare i disagi dei più deboli.
Alcuni media, alla ricerca del nemico quotidiano e del sensazionalismo, e non dell’informazione e della chiarezza, hanno preferito puntare il dito, presentare senza contraddittorio testimonianze ed accuse in alcuni casi surreali.
Non ci siamo nascosti e abbiamo cercato di riportare un filo di verità, di spiegare come funzionano gli iter in situazioni così difficili, di difendere tutti i professionisti seri e impegnati danneggiati loro per primi da chi si fosse macchiato di quei reati, nel caso le accuse venissero confermate.
Sulla vicenda di Val d’Enza, infatti, abbiamo reso immediatamente pubblica la nostra posizione: se i politici, i medici, gli assistenti sociali, gli psicologi coinvolti saranno giudicati colpevoli, per quanto ci riguarda i nostri iscritti smetteranno di essere tali, ed inoltre l’Ordine si costituirà parte civile contro di loro.
Non è facile, non va di moda capire e interrogarsi.
Va di moda additare il nemico, sparare nel mucchio per fare sensazionalismo.
Noi non ci stiamo, facendo nostre le parole del Procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini: “Sia chiaro che non facciamo generalizzazioni perché chi fa l’assistente sociale ha diritto alla tutela dell’onorabilità del mestiere. Non è il sistema dei servizi sociali sotto esame, ma le persone attinte dalla misura”
Grazie ai media che non hanno cercato il sensazionalismo.
Questa, una piccola rassegna dei nostri interventi degli ultimi giorni.
Venerdì 28 intervento in diretta alle trasmissioni “Uno, nessuno, 100Milan” di Radio24 e “Cento città” di Rai radio1
Il fatto quotidiano: https://bit.ly/2Xz89kZ
Vita: https://bit.ly/2YmbaCf
