
“Scampia, Brancaccio, Quarto Oggiaro, Porta Palazzo, Begato, Corviale… l’elenco potrebbe allungarsi, attraversando l’Italia dall’estremo Sud all’estremo Nord. Ne parliamo quando la cronaca ci obbliga, quando la politica se ne accorge, quando i media accendono i riflettori. Ma noi, assistenti sociali, ci siamo sempre e sappiamo quanto la qualità dei luoghi di vita siano fondamentali per la coesione sociale” .
Barbara Rosina interviene – su invito di Sabrina Diamanti, coordinatrice della Commissione Pari Opportunità della Rete delle Professioni Tecniche – alla Fiera Internazionale di Florovivaismo, verde e paesaggio in corso a Padova fino a domani, 27 settembre.
“Ringrazio sentitamente gli organizzatori per avermi invitata a un evento che, guardato da lontano, può sembrare estraneo alla nostra professione – ha detto la presidente Cnoas – Ma proprio il breve elenco che ho fatto prima, ci dice che le trasformazioni ambientali, urbane e sociali che attraversano le nostre società non sono soltanto una questione tecnica, ma sono soprattutto una sfida per il benessere collettivo e la fruibilità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione”.
“Sappiamo tutti, anche chi se ne accorge soltanto quando se ne parla, che le disuguaglianze sociali si amplificano quando il degrado urbano coincide con la marginalizzazione delle persone più vulnerabili. Le periferie delle nostre città ne sono un esempio tangibile: luoghi in cui la mancanza di opportunità, la povertà e l’esclusione sociale creano condizioni di vita difficili. Tuttavia, ciò che è ancora più preoccupante è la progressiva accettazione di queste condizioni come inevitabili. Si diffonde la logica dell’ognuno per sé, un individualismo che alimenta la distinzione tra chi riesce a stare al passo e chi invece è destinato a restare indietro. In questo quadro, il ruolo del servizio sociale diventa essenziale. Non possiamo limitarci a gestire le emergenze, ma dobbiamo lavorare per trasformare questi contesti, promuovendo una cultura della coesione, dell’inclusione e della responsabilità sociale e ambientale. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi, giovani, donne, persone anziane, sole, con disabilità, migranti, donne e uomini senza lavoro o che il lavoro l’hanno perso…anche qui l’elenco si allunga a dismisura: non possiamo scoprire ogni tanto che in alcune aree non c’è un parco, non ci sono servizi, che l’urbanizzazione selvaggia e degradata è fonte di pericoli e morte. Il lavoro sociale è una risposta alla crisi urbana e umana perché svolge quel ruolo fondamentale di ricucitura del tessuto sociale, agendo come promotrice di inclusione e partecipazione. Ma abbiamo bisogno di tutti: della politica che non può limitarsi a risposte emozionali, ma deve avere un’idea di Paese; degli urbanisti che devono progettare aree vivibili; degli architetti che non devono soltanto stupire, ma immaginare la vita reale dentro “lavatrici” o “serpentoni”; di aree verdi, piste ciclabili, piazze e parchi”.
La presidente degli assistenti sociali si è poi soffermata sul ruolo del Social Green Worker, un professionista capace di integrare le questioni sociali con quelle ambientali sensibilizzando le comunità sui temi ambientali, promuovendo attraverso progetti di agricoltura urbana, gestione sostenibile delle risorse, rigenerazione degli spazi pubblici pratiche sostenibili che facilitino la partecipazione attiva dei cittadini attraverso progetti di agricoltura urbana.
“La qualità dei luoghi di vita deve essere considerata un diritto fondamentale – ha concluso – Soltanto attraverso un’azione consapevole e partecipata possiamo costruire città più giuste, più inclusive e più resilienti”.
