Giornata Mondiale dell’Ambiente, quest’anno…vale di più

Il World Environment Day, la Giornata mondiale dell’ambiente, istituita con la risoluzione 2994 del 15 dicembre 1972, riveste quest’anno un significato particolare e straordinario.

Dedicata al “Ripristino degli Ecosistemi”, la giornata si pone l’obiettivo di difenderli e di ricostituirli.

Crisi ambientali, sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra, cambiamenti climatici concorrono all’impoverimento della nostra vita sul Pianeta. E con il deterioramento del pianeta, la nostra esistenza è a rischio. Tutti siamo esposti, ma lo è di più proprio chi pagherà il prezzo più alto di una gestione sconsiderata dell’ambiente. E’ infatti dalle crisi ambientali che nascono le crisi sociali: i disastri naturali provocati dai cambiamenti climatici sono una delle principali cause di migrazione per le popolazioni povere e minacciate irreparabilmente dall’ambiente in cui vivono. Siccità e alluvioni colpiscono in modo rilevante persone già fragili e in condizioni di povertà assoluta.

In Italia il 37% dei minori di età vive nelle 14 città più inquinate del Paese. E tutte le nostre città richiedono un ripensamento, una nuova progettazione che le renda non solo attrattive per i flussi turistici, ma più belle anche nelle periferie, in quei margini della città dove insiste una disparità di reddito, di offerta culturale, di prossimità ai servizi e dei servizi stessi. Esiste una frattura tra il centro della città e le sue periferie che va colmata perché è una frattura sociale che tende a isolare la parte più debole della popolazione.

L’Agenda Globale per il Servizio Sociale e lo Sviluppo Sociale 2020/2030 ha come obiettivo “Co-costruire una Trasformazione Inclusiva” . Si tratta di costruire un nuovo patto di coabitazione, partendo dall’ascolto di chi non ha voce, di chi è povero, socialmente emarginato, di chi è migrante. Si tratta di ascoltare la voce dei minori e degli adolescenti, delle ragazze e dei ragazzi, degli anziani soli, di chi ha una disabilità, di chi subisce progettazioni urbanistiche che non tengono conto della fragilità, che tendono a nascondere la povertà e la disuguaglianza, come se la cosa non riguardasse tutta la società nel suo insieme.

E’ compito dell’assistente sociale, come si legge al Titolo2 del nuovo Codice deontologico “concorrere alla produzione di modelli di sviluppo rispettosi dell’ambiente, della sostenibilità ecologica e della sopravvivenza sociale..”

Diffondere e difendere modelli urbanistici inclusivi e rispettosi dell’ambiente, partecipare alla progettazione delle nostre periferie, sostenere scelte eco compatibili significa sostenere il diritto di ciascun essere umano, a partire dai più fragili, a vivere una vita dignitosa, in armonia con il pianeta, non minacciata dalle conseguenze dello sfruttamento incontrollato delle risorse e dall’inquinamento le cui conseguenze, come l’effetto serra, sono ritenute concause dei radicali mutamenti climatici. E’ una sfida che la pandemia ha reso ancora più strategica, una sfida che ci impone un cambiamento perché non tutto resti com’era prima, ma cambi e cambi in meglio. Una sfida che gli assistenti sociali, attori del cambiamento, affrontano con determinazione.